La rosa, fiore di Venere: dal mito greco al Roman de la Rose
Dal sangue di Afrodite ai giardini allegorici del Duecento, fino al linguaggio dei fiori ottocentesco: storia della rosa come fiore degli innamorati.
Tra i fiori, nessuno ha avuto nella cultura europea un ruolo amoroso paragonabile alla rosa. Coltivata da millenni in Persia, in Grecia e a Roma, fu associata ad Afrodite e poi a Venere, cantata dai poeti, trasformata in allegoria dai romanzieri medievali e codificata infine nei manuali ottocenteschi del linguaggio dei fiori. La sua storia mostra come un elemento naturale possa caricarsi, nei secoli, di significati sempre nuovi senza perdere quelli antichi.
La rosa di Afrodite
Nel mondo greco la rosa era legata ad Afrodite. Secondo una tradizione riferita da autori tardi, le rose, in origine bianche, si sarebbero tinte di rosso con il sangue della dea, ferita dalle spine mentre correva in soccorso di Adone morente. Il racconto esiste in più varianti, e altre versioni fanno nascere da quel sangue l'anemone. Resta comunque il legame stretto tra il fiore, la bellezza e il dolore che accompagna la passione.
A Roma la rosa era onnipresente nei banchetti, nelle feste e nei culti funerari: i Rosalia erano celebrazioni in cui si deponevano rose sulle tombe. Il fiore era caro a Venere, e i poeti latini ne fecero un'immagine della giovinezza breve. Virgilio ricorda i roseti di Paestum che fiorivano due volte l'anno, e Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, dedica pagine alle varietà coltivate e ai luoghi celebri per le loro rose.
Il giardino del Roman de la Rose
Il grande momento letterario della rosa arriva nel Duecento con il Roman de la Rose, poema allegorico francese iniziato da Guillaume de Lorris intorno al 1230 e completato da Jean de Meun circa quarant'anni dopo. Il protagonista sogna di entrare in un giardino recintato, dove si innamora di un bocciolo di rosa: il fiore rappresenta la donna amata e la conquista amorosa. Personaggi allegorici come Bell'Accoglienza, Pericolo e Gelosia ostacolano o favoriscono il cammino dell'amante.
Il poema ebbe un successo straordinario, sopravvivendo in centinaia di manoscritti, e influenzò autori come Chaucer, che ne tradusse una parte in inglese. Anche in Italia circolò ampiamente: il Fiore, una rielaborazione in sonetti che molti studiosi attribuiscono a Dante, ne riprende la trama. Da allora la rosa divenne il simbolo per eccellenza dell'amore cortese.
Sub rosa e linguaggio dei fiori
Accanto al significato amoroso, la rosa ne acquisì uno legato al segreto. L'espressione latina sub rosa, «sotto la rosa», indicava ciò che doveva restare riservato; una tradizione la collega a una rosa appesa o scolpita sul soffitto delle sale da banchetto, ma l'origine precisa è incerta. Nell'Ottocento i manuali sul linguaggio dei fiori, come quello pubblicato in Francia nel 1819 con lo pseudonimo di Charlotte de La Tour, attribuirono significati diversi a ogni colore: il rosso alla passione, il bianco alla purezza.
Dalla dea ferita dalle spine al bocciolo del giardino allegorico, fino ai mazzi ottocenteschi carichi di messaggi cifrati, la rosa ha attraversato la storia restando il fiore degli innamorati. La sua doppia natura, splendida e pungente, l'ha resa un'immagine perfetta di un sentimento che porta con sé insieme gioia e sofferenza.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio