Romeo e Giulietta, dalla novella italiana alla tragedia di Shakespeare
Prima di Shakespeare c'erano Masuccio, Luigi da Porto e Bandello: la storia di Romeo e Giulietta dalle novelle italiane al teatro inglese e alla Verona di oggi.
Romeo e Giulietta sono per molti la coppia d'amore per eccellenza, e il loro nome è legato per sempre a quello di William Shakespeare. Eppure la tragedia inglese, scritta intorno al 1595, è l'ultimo anello di una catena di racconti nati in Italia. Seguire questa catena significa scoprire come una novella sia diventata uno dei miti più diffusi della cultura moderna.
Le radici italiane
Il primo antenato riconosciuto è una novella di Masuccio Salernitano, pubblicata nel Novellino nel 1476. Vi si narra di Mariotto e Ganozza, due giovani senesi sposati in segreto, separati dall'esilio di lui e travolti da un sonnifero e da un messaggio che non arriva in tempo. Gli elementi essenziali della trama sono già presenti, ma i nomi e la città sono diversi.
Fu il vicentino Luigi da Porto a spostare la vicenda a Verona e a dare ai due amanti i nomi di Romeo e Giulietta, figli delle famiglie nemiche dei Montecchi e dei Cappelletti. La sua Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti fu stampata a Venezia intorno al 1530. Da Porto collocò la storia al tempo di Bartolomeo della Scala, signore della città all'inizio del Trecento.
Da Bandello a Shakespeare
Nel 1554 Matteo Bandello inserì la storia nelle sue Novelle, con molti dettagli in più. Il racconto fu tradotto in francese da Pierre Boaistuau e da questa versione l'inglese Arthur Brooke trasse nel 1562 un lungo poema, The Tragicall Historye of Romeus and Juliet. Fu questo poema la fonte principale di Shakespeare, che concentrò l'azione in pochi giorni e diede grande rilievo a figure come Mercuzio e la nutrice.
In Shakespeare Giulietta ha quasi quattordici anni, e la rapidità con cui tutto accade è parte della tragedia. Le parole che lei pronuncia dal balcone, «What's in a name? That which we call a rose», dicono l'assurdità dell'odio tra famiglie: un nome non cambia ciò che una persona è. Il verso è diventato proverbiale anche fuori dal mondo inglese.
Montecchi e Cappelletti
I nomi delle due famiglie non sono inventati. Dante, nel sesto canto del Purgatorio, cita «Montecchi e Cappelletti» come esempio delle lotte di fazione che laceravano l'Italia. I Montecchi erano una famiglia veronese di parte ghibellina, mentre i Cappelletti erano legati piuttosto all'area di Cremona. Non esiste però alcuna prova storica dell'esistenza di Romeo e Giulietta.
Questo non ha impedito a Verona di diventare la città degli innamorati. Una casa medievale in via Cappello è indicata dal Novecento come casa di Giulietta, con un balcone aggiunto in epoca moderna, mentre nell'ex convento di San Francesco al Corso si mostra la sua presunta tomba. Ogni anno migliaia di lettere indirizzate a Giulietta arrivano in città, e alcuni volontari rispondono.
Una storia senza confini
La tragedia ha ispirato opere e musiche di ogni epoca. Vincenzo Bellini presentò a Venezia nel 1830 I Capuleti e i Montecchi, che riprende le fonti italiane; Hector Berlioz compose nel 1839 una sinfonia drammatica, Charles Gounod un'opera nel 1867, e Sergej Prokof'ev un celebre balletto negli anni Trenta. In Italia la storia fu musicata anche da Riccardo Zandonai, nel 1922.
Che la si legga nelle novelle italiane o nei versi inglesi, la storia di Romeo e Giulietta mostra come un racconto possa viaggiare tra lingue e secoli cambiando forma senza perdere il suo nucleo: due giovani che si amano in un mondo che non lo permette, e un destino che arriva sempre un attimo troppo presto.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio