Filemone e Bauci, la quercia e il tiglio della fedeltà
Due anziani poveri della Frigia accolgono Giove e Mercurio travestiti e ottengono di morire insieme, mutati in alberi: il mito di Ovidio e la sua eredità.
Non tutte le coppie leggendarie sono giovani e tragiche. Filemone e Bauci sono due vecchi sposi che hanno passato insieme tutta la vita in una capanna della Frigia, in Asia Minore. La loro storia, narrata da Ovidio nell'ottavo libro delle Metamorfosi, è un elogio dell'amore coniugale che dura negli anni, della povertà dignitosa e dell'ospitalità verso lo straniero.
Un racconto per gli scettici
Ovidio inserisce il mito in una cornice precisa. Durante un banchetto nella casa del dio fluviale Acheloo, il giovane Piritoo deride l'idea che gli dèi possano trasformare gli esseri umani. Per convincerlo, l'anziano Lelege racconta una storia di cui afferma di aver visto i luoghi con i propri occhi: due alberi vicini sulle colline della Frigia, accanto a una palude.
Un tempo, dice, Giove e suo figlio Mercurio scesero sulla terra in aspetto umano, come viandanti in cerca di riposo. Bussarono a mille case e trovarono mille porte chiuse. Soltanto una capanna povera, coperta di paglia e di canne, li accolse. Vi abitavano Filemone e Bauci, sposati da giovani e invecchiati insieme senza vergognarsi della loro povertà.
La cena dei poveri
Ovidio descrive con affetto i preparativi. Bauci ravviva il fuoco con foglie secche, Filemone stacca un pezzo di lardo affumicato appeso alla trave, i due offrono olive, ravanelli, formaggio, uova cotte nella cenere, frutta e miele. Il tavolo zoppica, e la vecchia lo pareggia con un coccio. Il vino è modesto, servito in coppe di legno.
Presto però i due si accorgono di un prodigio: il cratere del vino, ogni volta che lo svuotano, si riempie da solo. Spaventati, capiscono di avere davanti degli dèi e vogliono sacrificare l'unica oca che custodisce la casa. L'animale fugge e si rifugia proprio presso gli ospiti, che vietano di ucciderlo e rivelano finalmente la propria identità.
La palude e il tempio
Giove annuncia che il paese empio sarà punito e invita i due vecchi a seguirlo sul monte. Quando si voltano, vedono la valle sommersa da una palude: solo la loro capanna è rimasta, e si sta trasformando in un tempio con colonne di marmo e tetto dorato. Il dio chiede loro che cosa desiderano.
Filemone, dopo essersi consultato con la moglie, chiede che possano essere sacerdoti e custodi di quel tempio e che, avendo vissuto insieme, muoiano nella stessa ora, così che nessuno dei due debba vedere la tomba dell'altro. Il voto è esaudito. Un giorno, ormai vecchissimi, si accorgono di mettere fronde: Filemone diventa una quercia, Bauci un tiglio, e fanno appena in tempo a salutarsi.
Ospiti divini
Il motivo degli dèi che visitano gli uomini in incognito per mettere alla prova la loro ospitalità è antichissimo. Nella Genesi Abramo accoglie tre misteriosi visitatori presso le querce di Mamre, e negli Atti degli Apostoli gli abitanti di Listra, in Licaonia, scambiano Paolo e Barnaba per Zeus ed Ermes. Nel 1773 Joseph Haydn compose un'opera per marionette su Filemone e Bauci.
Più cupa è la ripresa di Goethe nel quinto atto del secondo Faust, pubblicato nel 1832, dove i due vecchi muoiono a causa dei grandi progetti di bonifica del protagonista. Proprio il contrasto fa risaltare il senso del mito antico: un amore senza ricchezze né avventure, che trova la sua ricompensa nella semplice possibilità di non separarsi mai.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio