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Ero e Leandro, la lucerna accesa sull'Ellesponto

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Leandro attraversa a nuoto l'Ellesponto ogni notte per raggiungere Ero, guidato da una lucerna: il mito in Museo e Ovidio, fino all'impresa di Byron nel 1810.

Tra l'Europa e l'Asia corre uno stretto braccio di mare, l'Ellesponto, che oggi chiamiamo Dardanelli. Sulle sue due sponde, secondo il mito, vivevano due giovani innamorati: Ero, sacerdotessa di Afrodite nella città di Sesto, e Leandro, che abitava ad Abido, sulla riva opposta. Ogni notte lui attraversava a nuoto lo stretto per raggiungerla, guidato soltanto da una piccola luce.

Le fonti antiche

La storia era già nota in età augustea. Virgilio vi allude nel terzo libro delle Georgiche senza fare nomi, descrivendo un giovane che nuota di notte nel mare in tempesta spinto dall'amore. Ovidio le dedica due lettere delle Eroidi, la diciottesima e la diciannovesima, in cui Leandro e poi Ero si scrivono durante i giorni di mare grosso; l'attribuzione di queste lettere doppie a Ovidio è però discussa.

Il racconto più completo è un breve poema greco, Ero e Leandro, composto da un autore chiamato Museo, detto il Grammatico, vissuto probabilmente tra il V e il VI secolo d.C. Non va confuso con il mitico cantore Museo, discepolo di Orfeo. È questo testo tardo, raffinato e malinconico, che ha fissato la versione della leggenda conosciuta dai lettori moderni.

La festa e la torre

Secondo Museo, i due si incontrano a Sesto durante una festa in onore di Afrodite e Adone, alla quale accorrono giovani da tutte le città vicine. Leandro si innamora della sacerdotessa e la convince ad accoglierlo. Ero vive sola in una torre in riva al mare, e il loro amore deve restare segreto, perché lei è consacrata alla dea e i genitori non lo approverebbero.

Si accordano così: ogni notte Ero accenderà una lucerna in cima alla torre, e Leandro, nuotando nel buio, si orienterà su quella luce. Per tutta l'estate il patto funziona. I due si incontrano di notte e si separano prima dell'alba, mentre la città ignora tutto. La lucerna, nel poema, diventa quasi un personaggio, testimone e complice dell'amore.

La notte della tempesta

Con l'arrivo dell'inverno il mare si fa pericoloso, ma Leandro non rinuncia. Una notte di vento furioso Ero accende la lucerna come sempre, e lui si getta tra le onde. A metà dello stretto una raffica spegne la luce. Senza più la guida, sfinito dalle correnti, Leandro annega. All'alba Ero scorge il corpo dell'amato spinto dalle onde ai piedi della torre.

Disperata, la sacerdotessa si getta dall'alto e muore accanto a lui. Museo chiude il poema notando che neppure nella morte i due amanti furono separati. La loro storia diventò per gli antichi l'esempio del coraggio che l'amore dà ai giovani e, insieme, del prezzo che può chiedere a chi sfida la natura.

Nuotare come Leandro

Nel Rinascimento inglese Christopher Marlowe scrisse un poema su Ero e Leandro rimasto incompiuto alla sua morte e completato da George Chapman; fu pubblicato nel 1598. Il 3 maggio 1810 Lord Byron volle provare l'impresa e attraversò a nuoto l'Ellesponto da Sesto ad Abido, insieme a un ufficiale di marina, impiegando poco più di un'ora. Il pittore William Turner dipinse nel 1837 la separazione dei due amanti.

Ancora oggi sui Dardanelli si organizzano traversate a nuoto che ricordano l'impresa di Leandro. Il mito ha dunque lasciato un segno anche sulla geografia, e quella lucerna accesa in cima alla torre resta una delle immagini più semplici e potenti della fedeltà che sfida il mare e la notte. Una luce piccola, affidata al vento, basta a tenere insieme due continenti.