Lancillotto e Ginevra, l'amore che divise la Tavola Rotonda
Da Chrétien de Troyes al ciclo in prosa e a Malory: come l'amore tra Lancillotto e la regina Ginevra portò alla caduta del regno di re Artù e di Camelot.
Nel mondo arturiano Lancillotto è il miglior cavaliere e Ginevra la regina, moglie di re Artù. Il loro amore, segreto e fedele per anni, è il cuore della leggenda cavalleresca e, insieme, la causa della sua rovina. Diversamente da Tristano e Isotta, i due non sono vittime di un filtro: si scelgono, e proprio per questo la loro storia mette alla prova l'intero codice della cortesia.
Il cavaliere della carretta
Lancillotto entra nella letteratura come amante di Ginevra con Chrétien de Troyes, che tra il 1177 e il 1181 circa scrisse Il cavaliere della carretta su incarico di Maria di Champagne, figlia di Eleonora d'Aquitania. Il poema, completato da un altro autore, Godefroi de Leigni, racconta il rapimento della regina da parte del malvagio Meleagant, che la porta nel misterioso regno di Gorre.
Per raggiungerla Lancillotto accetta di salire su una carretta, il veicolo dei condannati, un gesto che lo copre di vergogna. Esita però due passi prima di farlo, e Ginevra, quando lo rivede, lo accoglie con freddezza proprio per quell'esitazione. Il cavaliere attraversa poi un ponte fatto di una lama di spada. È il manifesto dell'amore cortese: totale obbedienza alla dama, anche a costo dell'onore.
Il grande ciclo in prosa
Nel XIII secolo autori anonimi composero in francese il cosiddetto ciclo della Vulgata, o Lancillotto-Graal, che narra l'intera vita del cavaliere. Qui compare Galehaut, il signore che favorisce il primo bacio tra Lancillotto e la regina, lo stesso episodio che Francesca leggerà con Paolo nella Commedia. Il ciclo intreccia l'amore adultero con la ricerca del Santo Graal.
Proprio a causa del suo peccato Lancillotto non può conquistare il Graal. L'impresa spetta a suo figlio Galaad, nato dall'unione con la figlia del re Pelles, che il cavaliere aveva creduto di riconoscere come Ginevra per un inganno. Così il romanzo mette a confronto due forme di amore, quello per la dama e quello per Dio, e il secondo prevale.
La caduta di Camelot
Nell'ultima parte del ciclo, La morte di re Artù, i cavalieri Agravain e Mordred svelano la relazione. Ginevra è condannata al rogo, e Lancillotto la salva con le armi, uccidendo nella mischia, senza riconoscerlo, anche il fratello prediletto di Galvano. Da quel momento Galvano diventa suo nemico implacabile e la Tavola Rotonda si spezza in fazioni.
Mentre Artù combatte contro Lancillotto in Francia, Mordred usurpa il trono. Nella battaglia finale il re e il traditore si feriscono a morte. Ginevra si ritira in un convento e prende il velo; Lancillotto si fa eremita e sacerdote. Quando lei muore, lui la segue poco dopo. Nel 1485 Thomas Malory riprese questa materia in Le Morte d'Arthur, stampato da William Caxton.
Un amore e un regno
Nell'Ottocento Alfred Tennyson ripropose la vicenda negli Idilli del re, e i pittori preraffaelliti la illustrarono più volte: Dante Gabriel Rossetti, per esempio, disegnò nel 1857 Lancillotto sorpreso nella stanza della regina. L'immagine di Ginevra pentita e di Lancillotto diviso tra lealtà e passione divenne un emblema del conflitto tra dovere e sentimento, e contribuì a fissare nell'immaginario moderno il volto della regina.
La storia di Lancillotto e Ginevra mostra un aspetto che altre leggende lasciano in ombra: l'amore non è soltanto una vicenda privata, ma può incrinare un intero ordine politico e morale. Nessun nemico esterno distrugge Camelot quanto il legame tra il miglior cavaliere e la regina che egli avrebbe dovuto soltanto servire.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio