Ulisse e Penelope, vent'anni di attesa e un letto d'ulivo
Nell'Odissea Penelope attende Ulisse per vent'anni, inganna i Proci con la tela e lo riconosce dal segreto del letto: la coppia della fedeltà intelligente.
Nell'immaginario antico Ulisse e Penelope rappresentano il matrimonio come alleanza di due intelligenze. Lui è l'eroe dalle molte astuzie, lei la regina che per vent'anni difende la casa con armi altrettanto sottili. L'Odissea, il poema attribuito a Omero e composto probabilmente tra l'VIII e il VII secolo a.C., è anche la storia del loro lento ricongiungimento.
L'attesa di Itaca
Ulisse parte per Troia quando il figlio Telemaco è ancora in fasce. Dieci anni dura la guerra, altri dieci il viaggio di ritorno. Nel frattempo a Itaca la reggia è invasa dai pretendenti, i Proci, giovani nobili dell'isola e delle isole vicine che vogliono sposare Penelope e prendere il potere. Nel sedicesimo libro Telemaco ne conta centotto.
Penelope, figlia di Icario e cugina di Elena, non può respingerli apertamente. Escogita allora un inganno: promette di scegliere uno sposo quando avrà finito di tessere il sudario per il suocero Laerte. Di giorno tesse, di notte disfa il lavoro alla luce delle torce. L'inganno dura tre anni, finché un'ancella infedele lo rivela ai pretendenti.
Il ritorno del mendicante
Ulisse rientra a Itaca travestito da vecchio mendicante grazie ad Atena. Il primo a riconoscerlo è il vecchio cane Argo, che muore subito dopo averlo rivisto. La nutrice Euriclea lo riconosce da una cicatrice sulla gamba, mentre gli lava i piedi, ma lui le impone il silenzio. Penelope parla a lungo con lo straniero senza sapere chi sia, o forse intuendolo.
È lei a proporre la prova decisiva: sposerà chi saprà tendere l'arco di Ulisse e far passare una freccia attraverso dodici scuri allineate. Nessuno dei Proci ci riesce. Il mendicante prende l'arco, compie l'impresa e rivolge le frecce contro i pretendenti, che vengono uccisi con l'aiuto di Telemaco e di due servi fedeli.
Il segreto del letto
Anche dopo la strage Penelope non si fida. Ordina alla nutrice di spostare fuori dalla stanza il letto nuziale, e Ulisse reagisce con sdegno: quel letto non si può muovere, perché lui stesso lo ha costruito attorno al tronco di un ulivo radicato nel terreno. Solo loro due conoscevano quel segreto. Penelope allora gli corre incontro piangendo e lo abbraccia.
Omero racconta che quella notte Atena trattenne l'aurora sull'oceano per prolungare il loro incontro. Nel sesto libro, parlando alla giovane Nausicaa, Ulisse aveva descritto il bene più grande per due sposi con la parola greca homophrosyne, l'avere gli stessi pensieri. Il letto d'ulivo ne è l'immagine concreta: un matrimonio radicato, che non si sposta.
Una fedeltà attiva
Nell'ultimo libro dell'Odissea l'ombra di Agamennone, ucciso dalla moglie Clitennestra, celebra Penelope come modello opposto. Ovidio aprì le Eroidi con una lettera di lei al marito lontano. Alcune tradizioni antiche minori ne offrivano un ritratto diverso e meno fedele, ma fu l'immagine omerica a imporsi. Nel Medioevo e nel Rinascimento Penelope fu spesso citata nei trattati morali come esempio di virtù coniugale, accanto a figure come Lucrezia e Alcesti.
La fedeltà di Penelope non è passiva. Non si limita ad aspettare: inventa, prende tempo, mette alla prova, decide. Per questo la coppia di Itaca resta il simbolo di un amore che sa resistere alla distanza non per semplice pazienza, ma grazie all'intelligenza e alla complicità di entrambi. Il loro letto d'ulivo, piantato nella terra, ne è il sigillo più eloquente.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio