Iside e Osiride, la sposa che ricompose il corpo del dio
Il mito egizio di Iside e Osiride: l'inganno di Seth, la cassa gettata nel Nilo, la ricerca delle membra sparse e la nascita di Horo, nel racconto di Plutarco.
Nella religione egizia la coppia formata da Iside e Osiride occupa un posto centrale. Fratelli e sposi, figli del dio della terra Geb e della dea del cielo Nut, sono al centro di un mito che parla di regalità, di morte e di rinascita. Al suo cuore c'è però anche una storia d'amore: quella di una moglie che non si arrende alla scomparsa del marito e attraversa l'Egitto per ritrovarlo.
Le fonti di un mito antichissimo
Il mito di Osiride è attestato già nei Testi delle Piramidi, incisi nelle tombe reali a partire dalla metà del III millennio a.C., e in molti inni e testi funerari successivi. Le fonti egizie, però, alludono agli episodi più che raccontarli per intero, forse anche per il rispetto dovuto a eventi sacri e dolorosi. Ne restano frammenti, invocazioni, lamentazioni attribuite a Iside e alla sorella Nefti.
Il racconto completo e ordinato che conosciamo si deve a uno scrittore greco, Plutarco di Cheronea, che tra il I e il II secolo d.C. compose il trattato Iside e Osiride, dedicato a Clea, sacerdotessa di Delfi. Plutarco unisce materiali egizi e interpretazioni filosofiche greche, e per questo va letto con cautela. Resta comunque la fonte più dettagliata per la vicenda.
La cassa e l'albero di Biblo
Secondo Plutarco, Osiride regnava sull'Egitto e aveva insegnato agli uomini l'agricoltura e le leggi. Il fratello Seth, invidioso, fece costruire una cassa preziosa su misura del suo corpo e durante un banchetto promise di donarla a chi vi entrasse perfettamente. Quando Osiride si distese al suo interno, i complici chiusero il coperchio, lo sigillarono e gettarono la cassa nel Nilo.
La corrente la portò fino al mare e poi a Biblo, in Fenicia, dove un albero crebbe attorno ad essa racchiudendola nel tronco. Il re del luogo, ammirato dalla pianta, la fece tagliare per farne una colonna della sua reggia. Iside, cercando lo sposo in lutto, giunse a Biblo, entrò al servizio della regina come nutrice e alla fine ottenne di riavere la colonna con il suo contenuto.
Le membra sparse
Riportato il corpo in Egitto, Iside lo nascose. Ma Seth, cacciando di notte al chiaro di luna, lo trovò e lo fece a pezzi, quattordici secondo Plutarco, disperdendoli in tutto il paese. Iside riprese la ricerca su una barca di papiro e ritrovò le parti una a una. Così, spiega lo scrittore, si spiegava perché in Egitto molti luoghi vantassero una tomba di Osiride.
Nelle versioni egizie Iside, spesso raffigurata come un nibbio, ridà vita al corpo dello sposo con l'aiuto di Nefti e del dio Anubi, e concepisce da lui un figlio, Horo, che crescerà nascosto nelle paludi del Delta e vendicherà il padre sconfiggendo Seth. Osiride non torna però a regnare sulla terra: diventa il signore dell'aldilà e il giudice delle anime.
Dal Nilo all'impero romano
Il principale centro del culto di Osiride era Abido, nell'Alto Egitto, dove si celebravano feste solenni che rievocavano la sua morte e la sua rinascita. Il culto di Iside si diffuse invece in tutto il Mediterraneo: a Pompei se ne conserva un tempio, e Apuleio dedica alla dea l'ultimo libro delle Metamorfosi. Il santuario di File, presso Assuan, rimase attivo fino al VI secolo d.C.
Nella figura di Iside gli antichi videro la sposa e la madre per eccellenza, capace con la sua devozione di vincere la dispersione e la morte. Il mito della coppia divina, letto come racconto d'amore, mostra che anche nelle religioni più antiche l'unione degli sposi poteva diventare il simbolo di una forza più grande della distruzione.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio