English

Savitri e Satyavan, la sposa che vinse il dio della morte

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Nel Mahabharata la principessa Savitri segue Yama, signore dei morti, e con la saggezza ottiene la vita del marito Satyavan: storia e fortuna del mito indiano.

Nella tradizione indiana non c'è esempio di amore coniugale più celebre di quello di Savitri. La principessa che sfida il dio della morte per riavere il marito è diventata il modello della sposa devota, e la sua storia viene ancora raccontata durante una festa a lei dedicata. A differenza di Orfeo, però, Savitri non usa la musica: vince con la parola e con la saggezza.

Un racconto dentro il Mahabharata

La vicenda si trova nel Mahabharata, il grande poema epico in sanscrito composto e ampliato nel corso di molti secoli, all'incirca tra la metà del I millennio a.C. e i primi secoli della nostra era. È inserita nel terzo libro, quello della foresta, dove i fratelli Pandava vivono in esilio. Il re Yudhishthira chiede al saggio Markandeya se sia mai esistita una donna devota quanto la loro sposa Draupadi.

Markandeya risponde narrando la storia di Savitri. Era figlia di Ashvapati, re di Madra, che l'aveva ottenuta dopo lunghi anni di preghiere alla dea Savitri, da cui prese il nome. Divenuta adulta, la fanciulla era così splendida che nessun principe osava chiederla in moglie. Il padre le concesse allora di partire e di scegliere da sé lo sposo.

La scelta e la profezia

Savitri tornò annunciando di aver scelto Satyavan, figlio di Dyumatsena, un re diventato cieco e privato del regno, che viveva in povertà in un eremo della foresta. Il saggio Narada, presente a corte, rivelò che il giovane era pieno di virtù, ma che sarebbe morto entro un anno esatto. Il re pregò la figlia di cambiare idea.

Savitri rifiutò: una fanciulla, disse, sceglie lo sposo una sola volta. Il matrimonio fu celebrato e lei andò a vivere nell'eremo, servendo i suoceri con umiltà. Senza rivelare a nessuno la profezia, contava i giorni. Quando mancavano tre giorni alla data fatale, intraprese un voto di digiuno e di veglia, e il giorno stabilito chiese di accompagnare il marito nella foresta.

Il dialogo con Yama

Mentre tagliava la legna, Satyavan fu colto da un forte dolore alla testa e si sdraiò con il capo in grembo alla moglie. Apparve allora Yama, il dio dei morti, vestito di rosso, con un laccio in mano. Estrasse dal corpo l'anima di Satyavan, che il poema descrive grande come un pollice, e si avviò verso il suo regno. Savitri lo seguì.

Yama le ordinò di tornare indietro, ma lei continuò a camminare e a parlargli di virtù, di amicizia e di giustizia. Colpito dalle sue parole, il dio le concesse dei doni, purché non chiedesse la vita del marito. Savitri ottenne la vista e il regno per il suocero, cento figli per il padre, e infine cento figli per sé da Satyavan. Per mantenere la promessa, Yama dovette restituirle lo sposo.

Una festa per le spose

La storia è all'origine del Vat Savitri, una ricorrenza osservata da molte donne sposate in diverse regioni dell'India, soprattutto nel mese di Jyeshtha. Secondo la tradizione Satyavan morì e tornò in vita sotto un albero di banyan, e per questo l'albero è al centro della festa, durante la quale le donne pregano per la lunga vita dei mariti.

Il fascino di Savitri sta nella combinazione di fermezza e di intelligenza. Non sfida la morte con la forza né con l'inganno, ma con un dialogo in cui dimostra di conoscere il dharma, l'ordine morale, meglio del dio stesso. Per questo la sua figura è stata letta non solo come esempio di devozione, ma anche come immagine di una saggezza femminile capace di piegare il destino.