Tristano e Isotta, la passione che nacque da un filtro
La leggenda celtica di Tristano e Isotta nei romanzi di Béroul, Thomas e Gottfried: il filtro bevuto per errore, re Marco, le vele nere e l'opera di Wagner.
Nessuna storia ha segnato l'idea medievale di amore come quella di Tristano e Isotta. Nata probabilmente da materiali celtici di Cornovaglia, Galles e Bretagna, la leggenda prese forma letteraria in Francia e in Inghilterra nella seconda metà del XII secolo. Racconta un amore impossibile e irresistibile, che sfida il matrimonio, il re e la legge, e finisce soltanto con la morte.
Le versioni medievali
I testi più antichi sono frammentari. Il normanno Béroul scrisse un poema di cui resta la parte centrale, ruvida e piena di astuzie; il poeta anglonormanno Thomas, attivo intorno al 1170, ne compose una versione più cortese, di cui sopravvive soprattutto il finale. All'inizio del XIII secolo il tedesco Gottfried von Strassburg rielaborò Thomas in un grande poema rimasto incompiuto.
Seguì nel Duecento il Tristano in prosa francese, che legò la vicenda al mondo di re Artù e della Tavola Rotonda. Da queste opere derivano le versioni norrene, italiane e inglesi, fino a Thomas Malory nel Quattrocento. Ogni autore cambia particolari e perfino i nomi oscillano, Isotta, Iseut, Isolde, ma il nucleo della storia resta sorprendentemente stabile.
Il viaggio dall'Irlanda
Tristano è nipote di Marco, re di Cornovaglia. Dopo aver ucciso in duello il gigante irlandese Morholt, viene ferito e curato in Irlanda dalla principessa Isotta la Bionda, abile nelle arti mediche. Più tardi torna a chiedere la sua mano, non per sé ma per lo zio. Durante la traversata i due bevono per errore la bevanda d'amore che la madre di Isotta aveva preparato per gli sposi e affidato alla fedele ancella Brangania.
Il filtro, nella leggenda, rende l'amore inevitabile e innocente insieme: i due amanti non lo hanno scelto. Isotta sposa Marco, ma continua a incontrare Tristano. In Béroul i due fuggono nella foresta del Morrois, dove il re li trova addormentati con una spada nuda posata fra loro e, credendoli casti, li risparmia.
Le vele bianche e le vele nere
Esiliato, Tristano si reca in Bretagna e sposa un'altra donna con lo stesso nome, Isotta dalle Bianche Mani, senza mai amarla. Ferito da un'arma avvelenata, manda a chiamare la regina, l'unica capace di guarirlo: la nave dovrà issare vele bianche se lei è a bordo, nere se non è venuta.
La moglie gelosa, vedendo le vele bianche all'orizzonte, gli dice che sono nere, e Tristano muore di dolore. Isotta la Bionda scende a terra, si stende accanto al corpo e muore a sua volta. Secondo alcune versioni dalle due tombe nacquero un rovo e una vite che si intrecciarono, e nessuno riuscì a separarli.
La fortuna moderna
Nel 1865 a Monaco di Baviera Richard Wagner presentò Tristan und Isolde, un'opera che fece dell'amore e della notte un desiderio di dissoluzione e che, con il celebre accordo iniziale, cambiò la storia dell'armonia. Più tardi, nel 1900, il filologo Joseph Bédier ricostruì in prosa francese una versione unitaria della leggenda che ebbe un successo duraturo.
Tristano e Isotta hanno fissato un modello che la letteratura europea non ha più abbandonato: l'amore come forza che travolge la volontà e si oppone all'ordine sociale. Molte coppie successive, da Lancillotto e Ginevra a Paolo e Francesca, sono state lette alla luce della loro storia. Ancora oggi i loro nomi sono sinonimo di una passione più forte di ogni divieto.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio