Layla e Majnun, il folle d'amore del deserto arabo
Dalla leggenda beduina al poema persiano di Nizami del 1188: la storia di Qays, detto Majnun, e di Layla, e la sua fortuna dalla Persia all'opera di Baku.
Nel mondo islamico nessuna coppia è celebre quanto Layla e Majnun. La loro storia, nata tra le tribù dell'Arabia, è stata raccontata in arabo, persiano, turco e urdu per oltre un millennio, e il nome di Majnun è diventato sinonimo dell'innamorato che perde ogni misura. È spesso paragonata a Romeo e Giulietta, ma è molto più antica e ha un tono del tutto diverso.
Un poeta beduino tra storia e leggenda
La tradizione araba parla di Qays ibn al-Mulawwah, della tribù dei Banu Amir, vissuto nel VII secolo, all'epoca degli Omayyadi. Gli sarebbero attribuite poesie d'amore per una cugina, Layla, che la famiglia non gli permise di sposare. Già i filologi arabi medievali dubitavano però della sua esistenza storica, e molti versi a lui assegnati sono probabilmente di autori diversi.
Il soprannome Majnun significa letteralmente posseduto dai jinn, cioè folle. Nelle raccolte di aneddoti, come il Libro dei canti di Abu l-Faraj al-Isfahani nel X secolo, Qays appare come un uomo che, respinto, abbandona la società e vaga nel deserto recitando versi per l'amata. È il modello dell'amore udrita, casto e fedele fino alla consunzione, legato alla tribù dei Banu Udhra.
Il poema di Nizami
La forma più celebre della storia è il poema persiano composto da Nizami di Ganja nel 1188 su richiesta del sovrano dello Shirvan. Nizami trasformò gli aneddoti sparsi in un racconto unitario. Qays e Layla si conoscono da bambini, a scuola, e si innamorano; le chiacchiere della gente spingono il padre di lei a tenerla chiusa in casa e a rifiutare il pretendente.
Layla viene data in moglie a un altro uomo, Ibn Salam, ma resta fedele al suo amore senza mai concedersi al marito. Majnun si ritira nel deserto, dove vive tra gazzelle, cervi e leoni che lo proteggono come un santo. I due si incontrano raramente e senza toccarsi. Alla morte di Layla, Majnun si stende sulla sua tomba e muore, e i due vengono sepolti insieme.
Amore umano e amore divino
Nella lettura dei mistici sufi, Majnun divenne il simbolo dell'anima che ama Dio fino a dimenticare se stessa. Il suo distacco dal mondo, la sua indifferenza al giudizio altrui, la capacità di vedere Layla in ogni cosa furono interpretati come gradi del cammino spirituale. Poeti come Jalal al-Din Rumi e Abd al-Rahman Jami ripresero spesso il suo esempio.
Dopo Nizami la storia fu riscritta molte volte. Amir Khusraw di Delhi ne compose una versione nel 1299, Jami un'altra nel Quattrocento, e nel XVI secolo il poeta Fuzuli la cantò in turco, in uno dei capolavori di quella letteratura. Le miniature persiane e moghul raffigurano spesso Majnun, magrissimo, circondato dagli animali del deserto.
Dal deserto al teatro
Nel 1908 a Baku il compositore azero Uzeyir Hajibeyov presentò Leyli e Majnun, considerata la prima opera lirica del mondo musulmano, basata sul poema di Fuzuli. La leggenda continua così a vivere in forme nuove, dal Caucaso all'India, dove ha ispirato anche numerosi film. In India, in particolare, la coppia è entrata nel linguaggio comune, e chiamare qualcuno Majnun significa dire che è perdutamente innamorato.
Ciò che distingue questa coppia dalle grandi coppie europee è il valore dato alla rinuncia. Layla e Majnun non fuggono insieme e non sfidano apertamente le famiglie: si amano a distanza, e la loro fedeltà si misura nella capacità di sopportare la separazione. In questo senso la loro storia è meno un dramma della passione che un poema della devozione.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio