Yue Lao, il vecchio sotto la luna e il filo rosso del destino
Yue Lao, divinità cinese dei matrimoni: il racconto Tang della Locanda del fidanzamento, il filo rosso che unisce gli sposi e i templi a lui dedicati.
In Cina il dio dei matrimoni non scocca frecce: lega. Yue Lao, abbreviazione di Yuexia Laoren, il «vecchio sotto la luna», è il custode delle unioni predestinate, che secondo la credenza popolare annoda con un filo rosso le persone destinate a sposarsi. A differenza di molte divinità dell'amore, la sua figura nasce da un racconto letterario preciso, scritto durante la dinastia Tang.
La locanda del fidanzamento
Il racconto, intitolato Dinghun dian, la «Locanda del fidanzamento», è conservato in una raccolta di storie meravigliose attribuita a Li Fuyan, autore del IX secolo. Il protagonista, Wei Gu, è un giovane rimasto orfano che desidera sposarsi presto. Una notte, mentre attende un intermediario per un matrimonio nella città di Songcheng, incontra un vecchio che legge un libro alla luce della luna, seduto accanto a una sacca.
Il vecchio spiega di custodire i registri dei matrimoni dell'altro mondo e di conservare nella sacca corde rosse: con esse lega i piedi di un uomo e di una donna destinati a unirsi, e da quel momento nessuna distanza né inimicizia potrà separarli. Poi rivela a Wei Gu che la sua futura moglie è una bambina di tre anni, figlia di una povera venditrice di verdure del mercato.
La cicatrice sulla fronte
Indignato all'idea di un matrimonio così umile, Wei Gu manda un servo a uccidere la bambina. Il servo la colpisce con un coltello tra le sopracciglia e fugge. Quattordici anni dopo Wei Gu, divenuto funzionario, sposa la figlia di un prefetto, una ragazza bellissima che porta sempre un ornamento di fiori sulla fronte. Interrogata, lei rivela di nascondere una vecchia cicatrice: è la bambina del mercato, adottata dallo zio dopo la morte dei genitori.
Il racconto si chiude con la serena convivenza dei due sposi e con la notizia che la locanda prese da allora il nome di Locanda del fidanzamento. La morale è chiara: il destino coniugale è scritto in anticipo e nessuno può sfuggirgli, nemmeno con la violenza. Da questa storia nacque la figura di Yue Lao come divinità a cui rivolgersi per trovare lo sposo o la sposa destinati.
Il filo rosso e i templi
Nel racconto antico il cordone lega le caviglie, ma nella tradizione successiva l'immagine si è trasformata nel filo rosso che unisce le dita o le mani. L'idea si è diffusa in tutta l'Asia orientale: in Giappone è nota come akai ito, il filo rosso legato al mignolo, e compare in innumerevoli racconti, opere teatrali e storie moderne.
Statue di Yue Lao, raffigurato come un vecchio dalla barba bianca con il libro dei matrimoni e un bastone, si trovano in molti templi cinesi. A Taipei, nel quartiere di Dadaocheng, il tempio del dio della città di Xiahai è celebre per l'altare del dio dei matrimoni, visitato ogni anno da moltissime persone. I devoti vi lasciano offerte e ricevono, secondo la consuetudine, fili rossi benedetti.
Yue Lao rappresenta un'idea dell'amore diversa da quella più familiare in Occidente: non il colpo improvviso di una freccia, ma un legame stabilito in anticipo che attende soltanto di manifestarsi. Il suo filo rosso, nato in un racconto di oltre mille anni fa, è diventato uno dei simboli amorosi più riconoscibili del mondo contemporaneo.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio