Astarte, la grande dea dei Fenici dal Levante a Pyrgi
Astarte nei testi di Ugarit, a Sidone e a Tiro, nella Bibbia, in Egitto e a Cipro, fino alle lamine d'oro di Pyrgi che la uniscono all'etrusca Uni.
Lungo le coste del Levante, nelle città che i Greci chiamarono fenicie, la grande dea dell'amore, della fertilità e anche della guerra aveva il nome di Astarte. Il suo culto seguì le rotte dei mercanti fenici in tutto il Mediterraneo, da Cipro a Cartagine, dalla Sicilia alla Spagna, e lasciò tracce persino in un santuario etrusco sulla costa tirrenica, a pochi chilometri da Roma.
Le origini nel Levante
Il nome compare già nei testi di Ugarit, l'antica città sulla costa siriana fiorita nel XIV e XIII secolo a.C., nella forma Athtart. Qui la dea appare accanto ad Anat e a Baal, con tratti di cacciatrice e di guerriera. Il suo nome è affine a quello della mesopotamica Ishtar, e molti studiosi ritengono che le due figure derivino da una comune divinità semitica legata al pianeta Venere.
Nel I millennio a.C. Astarte divenne una delle divinità principali di Sidone e di Tiro. Le iscrizioni dei re di Sidone, come quella incisa sul sarcofago di Eshmunazar II, oggi al Louvre, ricordano templi costruiti in suo onore, e il padre di questo re, Tabnit, si definiva sacerdote di Astarte. A Tiro la dea era venerata accanto a Melqart, il dio protettore della città.
Astarte nella Bibbia e in Egitto
La Bibbia ebraica la chiama Ashtoreth, con una vocalizzazione che secondo molti studiosi riprende di proposito quella della parola boshet, «vergogna». Il Primo libro dei Re rimprovera a Salomone di aver seguito Astarte, dea dei Sidoni, e i profeti condannano più volte il suo culto. La forma plurale ashtarot indica talvolta, in senso generico, le divinità femminili straniere.
In Egitto Astarte fu accolta nel Nuovo Regno, soprattutto come divinità guerriera legata ai cavalli e ai carri. Un papiro frammentario, noto come Astarte e il Mare, narra come la dea fosse inviata presso il dio del mare che pretendeva tributi dagli dèi. Erodoto ricorda inoltre a Menfi un santuario di una «Afrodite straniera», nel quartiere abitato dai Tiri, che molti identificano con Astarte.
Da Cipro a Pyrgi
A Cipro, nella città fenicia di Kition, l'odierna Larnaca, fu costruito nel IX secolo a.C. un grande tempio di Astarte su un santuario più antico. Proprio a Cipro la dea fenicia e l'Afrodite greca vennero a contatto, e molti studiosi ritengono che questo incontro abbia contribuito a dare forma alla stessa figura di Afrodite. In Sicilia, sul monte Erice, la dea locale fu accostata ad Astarte e poi alla Venere romana.
La testimonianza più sorprendente viene dall'Italia. Nel 1964, negli scavi del santuario etrusco di Pyrgi, presso Santa Severa, furono ritrovate tre lamine d'oro iscritte, due in etrusco e una in fenicio. Vi si ricorda che Thefarie Velianas, signore di Caere, dedicò un luogo sacro alla dea che i testi etruschi chiamano Uni e il testo fenicio Astarte. Le lamine, databili intorno al 500 a.C., sono conservate al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.
Dall'antica Ugarit alle coste tirreniche, Astarte fu una delle divinità più mobili del mondo antico. Il suo culto mostra come le religioni del Mediterraneo non vivessero isolate, ma si riconoscessero a vicenda, traducendo i nomi degli dèi da una lingua all'altra e da un santuario all'altro, come facevano i mercanti con le loro merci.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio