Anteros, Himeros e Pothos: i fratelli di Eros e le forme del desiderio
Gli Eroti greci: Himeros alla nascita di Afrodite, l'altare di Anteros ad Atene, le statue di Scopa a Megara e gli amorini della pittura pompeiana.
I Greci avevano molte parole per il desiderio, e alcune di esse divennero divinità. Accanto a Eros si formò così un piccolo gruppo di figure alate, gli Eroti, ognuna legata a un aspetto particolare dell'esperienza amorosa: Himeros, il desiderio presente e impellente; Pothos, la nostalgia per chi è lontano; Anteros, l'amore ricambiato o, secondo altre interpretazioni, il vendicatore dell'amore respinto.
Himeros e Pothos
Himeros compare già nella Teogonia di Esiodo, dove abita accanto alle Muse e alle Grazie e, insieme a Eros, accompagna Afrodite fin dalla sua nascita. Il suo nome indica un desiderio rivolto a ciò che si ha davanti agli occhi. Pothos, invece, è il desiderio di ciò che manca: Platone, nel Cratilo, distingue proprio così i due termini, spiegando che il pothos si rivolge a chi si trova altrove.
Pausania, che visitò la Grecia nel II secolo d.C., racconta che a Megara, nel tempio di Afrodite, si trovavano statue di Eros, Himeros e Pothos scolpite da Scopa, il grande scultore del IV secolo a.C. Plinio il Vecchio ricorda inoltre che lo stesso Scopa realizzò statue di Venere e di Pothos venerate a Samotracia con riti solennissimi. Un tipo statuario di Pothos, giovane e languido, ci è noto da copie romane.
Anteros, l'amore ricambiato
Anteros è la figura più complessa. Il nome può significare «amore in cambio», cioè l'amore che risponde all'amore, ma anche «contro-amore», la forza che punisce chi disprezza i sentimenti altrui. Secondo una tradizione riferita da Pausania, ad Atene esisteva un altare dedicato ad Anteros, eretto dagli stranieri residenti in città, i meteci, in ricordo di una vicenda tragica.
Il racconto narra che un ateniese di nome Meles respinse l'amore del meteco Timagora e, per metterlo alla prova, gli ordinò di salire sulla rupe e di gettarsi nel vuoto. Timagora obbedì e morì; Meles, preso dal rimorso, si gettò a sua volta dallo stesso punto. Da allora Anteros fu onorato come il dio che vendica l'amore offeso. Pausania descrive inoltre un rilievo nel ginnasio di Elide in cui Eros e Anteros si contendono una palma.
Dagli Eroti agli amorini
Nell'età ellenistica il numero degli Eroti crebbe senza limiti fissi. Poeti e artisti moltiplicarono i piccoli amori alati, che giocano, cacciano, pescano, trasportano ghirlande o accompagnano il corteo di Afrodite. Già su alcuni vasi attici compaiono personificazioni come Hedylogos, il «dolce parlare», e alla schiera si accostò talvolta Imeneo, il dio delle nozze, la cui genealogia varia molto secondo le fonti.
La fortuna di queste figure fu enorme nel mondo romano. A Pompei, nella Casa dei Vettii, un celebre fregio mostra amorini e piccole Psychai intenti a mestieri quotidiani: orafi, profumieri, lavandai, venditori di vino. Sui sarcofagi romani gli amorini alati accompagnano i defunti e richiamano la dolcezza della vita perduta. Da qui discendono i putti dell'arte rinascimentale e barocca.
La distinzione tra Eros, Himeros, Pothos e Anteros mostra la finezza con cui i Greci osservavano l'amore. Il desiderio che si accende, la nostalgia dell'assente e la reciprocità non erano per loro una sola emozione, ma forze diverse, ciascuna con il suo nome, la sua immagine e talvolta il suo altare.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio