Afrodite tra Esiodo e Omero: la dea nata dalla spuma del mare
Le due nascite di Afrodite in Esiodo e in Omero, il santuario di Pafo a Cipro, la pietra conica descritta da Tacito e le radici orientali della dea.
Nessuna dea greca ha avuto tante patrie quanto Afrodite. Cipro e Citera si contendevano l'onore di averla accolta per prime, Corinto e Cnido ne custodivano santuari celebri, e i poeti offrivano versioni diverse perfino della sua nascita. Seguire queste versioni significa entrare nel laboratorio stesso del mito greco, dove racconti più antichi e più recenti convivevano senza escludersi, e dove una divinità poteva essere al tempo stesso forza cosmica, signora del desiderio e protagonista di storie quasi da commedia.
La nascita dalla spuma secondo Esiodo
La versione più celebre si legge nella Teogonia di Esiodo, composta probabilmente tra l'VIII e il VII secolo a.C. Il poeta racconta che Crono, istigato dalla madre Gaia, mutilò il padre Urano con una falce e gettò in mare i suoi genitali. Intorno a essi si formò una spuma bianca, in greco aphros, e da quella spuma crebbe una fanciulla. Esiodo collega il nome Afrodite proprio a questa schiuma, secondo un'etimologia antica che i linguisti moderni non considerano affidabile ma che ebbe un'enorme fortuna.
Sempre secondo la Teogonia, la dea toccò dapprima l'isola di Citera e poi approdò a Cipro, dove sotto i suoi piedi spuntava l'erba. Da qui derivano due dei suoi epiteti più diffusi, Citerea e Ciprigna. Al suo seguito si posero subito Eros e Himeros, il desiderio, e le furono assegnati come dominio i sussurri delle fanciulle, i sorrisi, gli inganni, il piacere e la dolcezza dell'unione amorosa.
La figlia di Zeus nei poemi omerici
Omero conosce un'altra genealogia. Nell'Iliade Afrodite è figlia di Zeus e di Dione, e si comporta come una divinità dell'Olimpo pienamente inserita nella famiglia degli dèi. Nel quinto libro scende sul campo di battaglia per salvare il figlio Enea e viene ferita alla mano dall'eroe Diomede; torna allora piangendo dalla madre, e Zeus le ricorda con un sorriso che le opere della guerra non sono affar suo. È un ritratto ironico, che colloca il suo potere su un terreno diverso dalla forza.
Nell'Odissea, nell'ottavo libro, il cantore Demodoco narra davanti ai Feaci l'amore segreto tra Afrodite e Ares. Il marito tradito, Efesto, fabbrica una rete invisibile, imprigiona i due amanti nel letto e chiama gli dèi a guardare. L'episodio, che suscita la celebre risata inestinguibile degli immortali, mostra quanto i Greci sapessero raccontare con leggerezza anche le divinità più temute.
Pafo e le radici orientali
Il luogo di culto più venerato era Pafo, sulla costa sud-occidentale di Cipro, dove il santuario della dea fu frequentato per oltre un millennio. Qui Afrodite non era rappresentata da una statua di forma umana: lo storico romano Tacito, nelle Historiae, descrive un simulacro di pietra di forma conica, oggetto di grande venerazione. Una pietra di questo tipo, ritenuta pertinente al santuario, è oggi esposta nel museo di Kouklia, il villaggio sorto sul sito dell'antica Pafo.
Molti studiosi ritengono che la figura di Afrodite abbia assorbito tratti di divinità del Vicino Oriente come Astarte e Ishtar, conosciute a Cipro attraverso i contatti con i Fenici. Già Erodoto riferiva che il più antico santuario di Afrodite Urania si trovava ad Ascalona, sulla costa siro-palestinese, e che da quello derivavano i culti di Cipro e di Citera. Il dibattito sulle origini resta aperto, ma l'idea di una dea nata tra mondi diversi corrisponde bene alla posizione di Cipro, crocevia del Mediterraneo orientale.
Nel IV secolo a.C. Prassitele scolpì per Cnido una statua della dea nuda, la prima di questo tipo nella grande scultura greca secondo la tradizione antica; Plinio il Vecchio la giudicò la più bella opera non solo dell'artista, ma del mondo intero. Da allora l'immagine di Afrodite non ha più smesso di cambiare, passando dalle copie romane alla Nascita di Venere di Botticelli, ma i racconti di Esiodo e di Omero restano il punto di partenza per comprenderla.
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