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Handfasting: storia delle mani legate in Scozia e Inghilterra

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Dal norreno handfesta ai matrimoni irregolari scozzesi, da Gretna Green al revival neopagano: che cosa è stato davvero l'handfasting nella storia britannica.

La parola handfasting evoca oggi l'immagine di due mani avvolte da un nastro durante una cerimonia all'aperto. La sua storia, però, è più giuridica che romantica. Il termine deriva dal norreno handfesta, che significava concludere un accordo con una stretta di mano, e nel mondo britannico medievale indicava soprattutto il fidanzamento solenne, cioè lo scambio di promesse tra due persone davanti a testimoni.

Una promessa che valeva come matrimonio

Nel diritto canonico medievale il matrimonio si fondava sul consenso degli sposi. Una promessa pronunciata al presente, del tipo «ti prendo come moglie», bastava a creare un vincolo valido anche senza sacerdote; una promessa al futuro, seguita dalla convivenza, aveva effetti simili. L'handfasting si collocava in questo spazio: era la cerimonia, spesso domestica, in cui i due si davano la mano e la parola.

La Chiesa cercò a lungo di portare queste unioni sotto il proprio controllo, imponendo pubblicazioni e celebrazione in chiesa. Il Concilio di Trento, nel 1563, rese obbligatoria per i cattolici la forma pubblica davanti al parroco e ai testimoni. In Inghilterra e in Scozia, divenute protestanti, la questione seguì strade diverse, e proprio la Scozia conservò per secoli forme di matrimonio fondate sulla sola dichiarazione.

Il caso scozzese e Gretna Green

In Inghilterra il Marriage Act del 1753, voluto da lord Hardwicke, impose la celebrazione in chiesa con pubblicazioni e, per i minori di ventun anni, il consenso dei genitori. La legge non valeva per la Scozia, dove bastava ancora una dichiarazione reciproca davanti a testimoni. Per questo molte coppie inglesi fuggivano oltre il confine: Gretna Green, il primo villaggio scozzese sulla strada da Carlisle, divenne celebre per i matrimoni celebrati in fretta, spesso nella bottega del fabbro.

Il matrimonio per semplice dichiarazione rimase valido in Scozia fino al Marriage (Scotland) Act del 1939, entrato in vigore l'anno successivo. Una forma residua, il matrimonio per convivenza notoria, è stata abolita solo nel 2006. L'handfasting scozzese, dunque, non fu una curiosità folcloristica ma una realtà giuridica di lunga durata, che ha lasciato tracce in molti archivi parrocchiali e giudiziari.

Il mito del matrimonio di prova

Tra Settecento e Ottocento viaggiatori e antiquari descrissero l'handfasting come un «matrimonio di prova» della durata di un anno e un giorno, al termine del quale la coppia poteva separarsi liberamente. Walter Scott ne fece un elemento narrativo nel romanzo Il monastero, del 1820. Gli storici moderni sono molto cauti: le prove documentarie di una simile usanza diffusa sono scarse, e molte descrizioni sembrano esagerazioni pittoresche.

Nel Novecento la parola è stata ripresa dai movimenti neopagani e dalla Wicca, che hanno costruito cerimonie nuove con il legame delle mani mediante cordoni o nastri. Da lì l'espressione inglese tie the knot, già esistente, è stata spesso collegata all'handfasting, anche se il nodo come simbolo nuziale ha radici più antiche e diffuse, dal nodo di Ercole della sposa romana a molte tradizioni popolari.

L'handfasting storico fu dunque soprattutto una promessa davanti a testimoni, con conseguenze legali precise; quello contemporaneo è una cerimonia simbolica nata da un revival. Conoscere la differenza non toglie fascino al gesto delle mani unite, ma lo restituisce alla sua storia: quella di un patto che, per secoli, bastò da solo a fare di due persone una famiglia.