Freyja, signora dei Vani: amore, magia e guerra nel mondo norreno
Freyja nelle Edda e nella Heimskringla: i Vani, il carro dei gatti, la collana Brísingamen, le lacrime d'oro per Óðr e la sala Fólkvangr dei caduti.
Nelle fonti norrene nessuna dea è descritta con tanta ricchezza di dettagli quanto Freyja. Bella, desiderata dai giganti, padrona di una collana leggendaria e di un mantello di piume di falco, è insieme la dea dell'amore e una signora dei caduti in battaglia. Per conoscerla occorre però ricordare un dato essenziale: quasi tutto ciò che sappiamo proviene da testi messi per iscritto in Islanda nel XIII secolo, quando l'isola era cristiana da oltre duecento anni.
Le fonti e la stirpe dei Vani
Le testimonianze principali sono l'Edda poetica, raccolta di carmi mitologici conservata soprattutto nel manoscritto noto come Codex Regius, e l'Edda in prosa di Snorri Sturluson, composta intorno al 1220. Snorri presenta Freyja come figlia del dio del mare Njörðr e sorella di Freyr. Entrambi appartengono ai Vani, una stirpe divina legata alla fertilità che, secondo il mito, combatté contro gli Asi prima di stringere la pace e scambiare con loro degli ostaggi.
Nella Saga degli Ynglingar, che apre la Heimskringla, lo stesso Snorri afferma che fu Freyja a insegnare agli Asi il seiðr, una forma di magia praticata presso i Vani. Il nome Freyja significa semplicemente «Signora», così come Freyr significa «Signore»: è possibile che si tratti di titoli più che di nomi propri, e alcuni studiosi ipotizzano che dietro di essi si celino divinità più antiche.
Il carro dei gatti e la collana Brísingamen
Snorri racconta che Freyja viaggia su un carro trainato da due gatti, un'immagine senza paralleli nelle altre mitologie europee. Nel carme Hyndluljóð cavalca invece un cinghiale dalle setole d'oro, Hildisvíni. Possiede inoltre un mantello di piume di falco che permette di volare, e che nel carme Þrymskviða presta a Loki quando questi deve scoprire chi abbia rubato il martello di Thor.
Il suo gioiello più celebre è Brísingamen, la collana dei Brísingar. Un breve racconto tardo, il Sörla þáttr, conservato in un manoscritto della fine del XIV secolo, narra che la dea l'avrebbe ottenuta da quattro nani in cambio di una notte trascorsa con ciascuno di loro. Nella Þrymskviða, invece, il gigante Þrymr pretende Freyja in sposa come prezzo del martello, e la dea si infuria al punto che la grande collana le si spezza.
Lacrime d'oro e guerrieri caduti
Snorri scrive che a Freyja piacciono i canti d'amore e che è bene invocarla nelle questioni amorose. Era sposata con Óðr, una figura misteriosa che partì per lunghi viaggi; la dea lo cercò presso molti popoli, assumendo nomi diversi, e pianse per lui lacrime d'oro rosso. Per questo nella poesia scaldica l'oro poteva essere indicato con metafore legate al pianto di Freyja. Dalla coppia nacque una figlia, Hnoss, il cui nome significa «gioiello».
Accanto all'amore, Freyja ha un legame con la morte guerriera. Nel carme Grímnismál si legge che nella sua dimora, Fólkvangr, la dea sceglie ogni giorno metà dei caduti in battaglia, mentre l'altra metà spetta a Odino. La sala in cui li accoglie si chiama Sessrúmnir. Questo doppio volto ha fatto discutere a lungo: alcuni studiosi vedono in Freyja e in Frigg, sposa di Odino, gli sviluppi di un'unica figura originaria, ipotesi non dimostrabile.
Il giorno di Venere nel Nord
Il nome di una dea germanica sopravvive nel venerdì delle lingue del Nord, come l'inglese Friday e il tedesco Freitag, che tradussero il latino dies Veneris. I linguisti ricollegano questi nomi più spesso a Frigg che a Freyja. Resta significativo che quei popoli abbiano scelto una loro divinità femminile per rendere il giorno di Venere, riconoscendo nell'amore una potenza comune a mondi diversi.
Nelle saghe e nei carmi Freyja appare sempre come una dea autonoma e desiderata, capace di rifiutare i pretendenti e di imporre la propria volontà. Tra memorie pagane e rielaborazioni di autori cristiani, la sua figura conserva i tratti di una signora del desiderio che governa allo stesso tempo la vita, la magia e la morte.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio