Il processo di Apuleio: accusato di aver sedotto una vedova con la magia
Sabrata, circa 158 d.C.: Apuleio si difende dall'accusa di aver conquistato con filtri la ricca Pudentilla. Storia dell'Apologia e della legge romana.
Tra i documenti più straordinari sulla magia amorosa nel mondo antico c'è il resoconto di un processo vero. Intorno al 158 o al 159 d.C., a Sabrata, nell'odierna Libia, lo scrittore Apuleio di Madaura dovette difendersi davanti al proconsole d'Africa Claudio Massimo dall'accusa di aver conquistato con arti magiche una ricca vedova. Il discorso che pronunciò, rielaborato per la pubblicazione, ci è giunto con il titolo di Apologia, o De magia.
Un matrimonio che scontentò i parenti
Apuleio, filosofo platonico e oratore brillante, si era fermato a Oea, l'attuale Tripoli, durante un viaggio. Lì ritrovò un compagno di studi, Ponziano, che lo convinse a sposare la propria madre, Emilia Pudentilla, vedova benestante e di qualche anno più grande di lui. Il matrimonio fu celebrato, ma i parenti del primo marito, preoccupati per l'eredità, reagirono con ostilità.
Guidati da Sicinio Emiliano, cognato della donna, gli oppositori accusarono Apuleio di aver ottenuto il consenso di Pudentilla con filtri e incantesimi. Non si trattava di un pettegolezzo: a Roma la magia dannosa rientrava nell'ambito della lex Cornelia de sicariis et veneficis, la legge voluta da Silla nell'81 a.C. contro assassini e avvelenatori. Una condanna avrebbe potuto avere conseguenze gravissime.
Le accuse e le risposte
L'Apologia ci permette di conoscere gli indizi portati dall'accusa. Apuleio avrebbe cercato pesci particolari, considerati utili per riti segreti; avrebbe custodito in casa un misterioso oggetto avvolto in un panno; avrebbe fatto cadere in trance un ragazzo durante un rito; possedeva una statuetta che i nemici descrivevano come un'immagine macabra. Ogni dettaglio era presentato come prova di pratiche occulte.
L'oratore risponde con ironia e cultura. Spiega che studiava i pesci da naturalista, sulle orme di Aristotele, che la statuetta era un'immagine di Mercurio, che gli oggetti custoditi riguardavano iniziazioni religiose di cui non poteva parlare. Soprattutto, cita le lettere di Pudentilla e sottolinea che la donna aveva scelto liberamente di risposarsi, dopo anni di vedovanza, per ragioni del tutto comprensibili.
Che cosa ci insegna il processo
Non conosciamo la sentenza, ma il tono sicuro dell'opera e la carriera successiva di Apuleio fanno pensare che sia stato assolto. Lo scrittore divenne in seguito una figura di primo piano a Cartagine e compose le Metamorfosi, il romanzo noto anche come L'asino d'oro, che contiene la celebre favola di Amore e Psiche e numerosi episodi di magia.
Per gli storici l'Apologia è una fonte preziosa. Mostra che l'accusa di magia amorosa poteva essere usata come arma in una lite familiare e patrimoniale, e che dietro molte storie di filtri e seduzioni si nascondevano interessi molto concreti. Rivela anche quanto fosse sottile, nella società romana, il confine tra filosofia, curiosità scientifica e sospetto di stregoneria.
Il processo di Sabrata trasforma così il tema dei filtri d'amore da motivo letterario a vicenda giudiziaria documentata. Attraverso le parole di un imputato colto e sarcastico, possiamo osservare come una comunità del II secolo immaginava la magia, come la temeva e come la legge romana cercava di regolarla, distinguendo tra il sapere dei filosofi e le pratiche ritenute criminali.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio