Serenate e albe: il corteggiamento sotto la finestra
L'alba dei trovatori provenzali, l'allodola di Romeo e Giulietta, la serenata di Don Giovanni e quella alla sposa nel Sud Italia: storia del canto notturno.
Un giovane con uno strumento sotto la finestra illuminata di una ragazza: l'immagine della serenata appartiene all'immaginario europeo da secoli. Cantare d'amore di notte, davanti alla casa dell'amata, fu una pratica reale nelle città e nei villaggi, ma anche un genere letterario e musicale che attraversa la poesia dei trovatori, il teatro di Shakespeare e l'opera del Settecento.
Sera e mattino nella poesia medievale
La parola serenata deriva da sereno, il cielo aperto della sera, e indicava in origine un canto eseguito all'aperto nelle ore notturne. La lirica medievale conosceva però anche il genere opposto: l'alba, in provenzale alba, il canto degli amanti che devono separarsi all'arrivo del giorno. Nei componimenti trovadorici una sentinella o un amico veglia sulla coppia e avverte che la luce sta per sorgere.
Il più celebre esempio è Reis glorios di Giraut de Bornelh, trovatore attivo nella seconda metà del XII secolo, in cui ogni strofa si chiude con il ritornello «et ades sera l'alba», e presto sarà l'alba. Il tema ebbe grande fortuna in tutta Europa, dalle Tagelieder tedesche ai poeti francesi, e diede forma a un'idea destinata a durare: l'amore segreto minacciato dalla luce del giorno.
Shakespeare e Mozart
Shakespeare riprese il motivo dell'alba in una delle scene più famose del suo teatro. In Romeo e Giulietta, dopo la notte di nozze, Giulietta tenta di trattenere l'amato sostenendo che il canto udito è quello dell'usignolo, non dell'allodola che annuncia il mattino: «It was the nightingale, and not the lark». Romeo sa che deve partire, e il dialogo trasforma l'antico genere provenzale in un momento di grande teatro.
La serenata vera e propria trovò nell'opera un palcoscenico ideale. Nel Don Giovanni di Mozart, rappresentato a Praga nel 1787, il protagonista canta accompagnandosi con il mandolino «Deh vieni alla finestra», rivolgendosi alla cameriera di donna Elvira. In questo caso il canto è uno strumento di seduzione ingannevole, e la scena gioca con le convenzioni di un'usanza che il pubblico conosceva benissimo.
La serenata alla sposa nella tradizione italiana
Nell'Italia popolare la serenata ebbe un ruolo preciso nel corteggiamento e nelle nozze. In molte zone del Mezzogiorno, la sera prima del matrimonio, lo sposo si recava con amici e suonatori sotto la casa della sposa per dedicarle canti d'amore. La ragazza, secondo l'uso, poteva affacciarsi o mostrare un segno di gradimento, mentre i familiari offrivano dolci e vino agli accompagnatori.
Non tutte le serenate erano gentili. Le tradizioni locali conoscevano anche la serenata di sdegno, con cui un pretendente respinto esprimeva risentimento verso chi lo aveva rifiutato. In Spagna, intanto, gruppi di studenti universitari, le tunas, mantenevano viva la consuetudine di cantare sotto le finestre, un'usanza che, secondo la tradizione, risale alle università medievali.
Dalle albe dei trovatori alle serenate degli sposi nel Sud Italia, il canto notturno racconta un corteggiamento fatto di voce, attesa e distanza. La finestra separa e unisce allo stesso tempo, e la musica diventa il ponte tra chi sta in strada e chi ascolta dentro casa. È forse per questo che l'immagine della serenata continua a sembrare la più romantica delle usanze d'amore.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio