La tortora fedele: un uccello simbolo della coppia inseparabile
La voce della tortora nel Cantico, la vedova casta del Fisiologo e dei bestiari, la Fenice e la Tortora di Shakespeare: storia di un simbolo di fedeltà.
Più piccola e più schiva della colomba, la tortora ha avuto nella storia dei simboli un ruolo particolare: non tanto quello della passione, quanto quello della fedeltà. Il suo canto malinconico, il ritorno regolare in primavera e l'abitudine di vivere in coppia hanno ispirato testi sacri, trattati naturalistici medievali e poeti del Rinascimento, che ne hanno fatto l'immagine dell'amore che resiste al tempo e perfino alla morte.
La voce della tortora
Nella Bibbia la tortora compare in contesti diversi. Il profeta Geremia la cita tra gli uccelli migratori che conoscono il tempo del proprio ritorno. Nel Cantico dei Cantici il suo canto annuncia la primavera e l'amore: l'inverno è passato, i fiori sono apparsi sulla terra e la voce della tortora si fa sentire nella campagna. È uno dei passi più celebri del libro, letto per secoli come immagine del risveglio della natura e del sentimento.
La tortora era anche un animale da offerta. Secondo la legge mosaica, chi non poteva permettersi un agnello poteva offrire due tortore o due giovani colombi, e il Vangelo di Luca ricorda che Maria e Giuseppe presentarono questa offerta al tempio dopo la nascita di Gesù. L'uccello era quindi associato all'umiltà e alla purezza, oltre che all'amore.
La vedova casta dei bestiari
Il testo che più contribuì a fare della tortora un simbolo di fedeltà fu il Fisiologo, un'opera greca di età tardoantica che descriveva animali reali e fantastici attribuendo loro significati morali e religiosi. Vi si legge che la tortora, quando perde il compagno, non ne cerca un altro e vive in solitudine. Il Fisiologo ne trae un insegnamento sulla castità e sulla fedeltà dell'anima.
I bestiari medievali, eredi del Fisiologo, ripresero e ampliarono questa descrizione, spesso accompagnandola con miniature. La tortora divenne così il modello della vedova fedele, che non si risposa e resta legata alla memoria del coniuge. Si tratta di un'osservazione naturalistica idealizzata più che di un dato scientifico, ma ebbe grande fortuna nella predicazione e nella letteratura morale.
La Fenice e la Tortora
Nel Rinascimento la tortora entrò nella grande poesia amorosa. William Shakespeare pubblicò nel 1601 un componimento enigmatico noto come La Fenice e la Tortora, apparso in una raccolta di versi di vari autori. Vi si celebra l'unione perfetta e la morte comune di due uccelli: la Fenice, simbolo di bellezza unica, e la Tortora, simbolo di fedeltà. Il testo, di interpretazione molto discussa, rappresenta un amore così totale da rendere due esseri una cosa sola.
Per un lettore italiano il titolo inglese può trarre in inganno. Nella lingua dell'epoca la parola turtle indicava normalmente la tortora, abbreviazione di turtle-dove, e non la tartaruga. Lo stesso uso ricorre in altri testi del tempo e nelle traduzioni inglesi della Bibbia, dove la voce della tortora del Cantico diventa appunto la voce del turtle, con un effetto che oggi suona curioso a chi non conosce questa sfumatura.
Dal canto primaverile del Cantico alla vedova casta dei bestiari, fino alla misteriosa elegia shakespeariana, la tortora ha incarnato per secoli l'ideale di un amore costante. Il suo verso sommesso, che ancora oggi si sente nelle campagne mediterranee all'inizio della bella stagione, ha portato con sé un significato morale e poetico di straordinaria durata.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio