Dote, corredo e cassoni nuziali: l'economia del matrimonio
La dos romana, il Monte delle doti di Firenze del 1425, i cassoni dipinti del Rinascimento e la fine della dote nel diritto italiano: una storia sociale.
Per gran parte della storia europea il matrimonio fu anche, e talvolta soprattutto, un accordo economico tra famiglie. Al centro di questo accordo c'era la dote, cioè i beni che la sposa portava con sé entrando nella nuova casa. Intorno alla dote si svilupparono leggi, istituzioni finanziarie, oggetti d'arte e usanze domestiche, come il corredo preparato per anni dalle ragazze e dalle loro madri.
La dos romana
Nel diritto romano la dos era un insieme di beni conferiti al marito dalla famiglia della sposa o dalla sposa stessa, per contribuire ai pesi del matrimonio. Il marito ne aveva l'amministrazione, ma con il tempo la legge introdusse tutele crescenti a favore della donna: in caso di scioglimento del matrimonio, la dote doveva in larga parte esserle restituita. Augusto, con la sua legislazione matrimoniale, limitò anche la possibilità di alienare i fondi dotali in Italia.
La dote era così una garanzia per la moglie e un segnale del rango sociale delle famiglie. Una dote cospicua rendeva più facile un buon matrimonio, mentre la sua assenza poteva escludere una ragazza dalle nozze. Questa logica sopravvisse al mondo antico e attraversò il Medioevo, adattandosi ai diversi ordinamenti giuridici.
Firenze e il Monte delle doti
Nell'Italia comunale e rinascimentale le doti raggiunsero cifre altissime, al punto da diventare un problema per molte famiglie. Firenze trovò una soluzione originale: nel 1425 istituì il Monte delle doti, un fondo pubblico in cui i padri potevano depositare una somma alla nascita di una figlia, che dopo un certo numero di anni sarebbe cresciuta fino a costituire la dote. Il sistema serviva anche a finanziare il debito pubblico della città.
La beneficenza si occupava delle ragazze povere. Confraternite e opere pie raccoglievano fondi per assegnare doti alle fanciulle prive di mezzi, un'attività considerata particolarmente meritoria. Il modello religioso era san Nicola di Mira, che secondo la leggenda salvò tre sorelle da un destino infelice gettando di notte, attraverso la finestra, tre sacchetti d'oro che servirono come dote.
Il cassone e il corredo
I beni della sposa venivano spesso trasportati nella nuova casa dentro grandi cassapanche, i cassoni nuziali. Nella Firenze del Quattrocento queste casse divennero vere opere d'arte, dipinte con scene mitologiche, storie romane o episodi di letteratura. La bottega di Apollonio di Giovanni fu tra le più attive in questo genere, e molti pannelli di cassone sono oggi esposti nei musei.
Il corredo era la parte più personale della dote: lenzuola, tovaglie, camicie e biancheria ricamate, spesso con le iniziali della sposa. In molte regioni italiane le ragazze lo preparavano per anni, e la sua esposizione o la sua stima davanti alle famiglie faceva parte dei riti che precedevano le nozze. Anche in tempi recenti il corredo è rimasto, in molte famiglie, un patrimonio tramandato di madre in figlia.
In Italia la dote come istituto giuridico è stata abolita con la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ne ha vietato la costituzione. Il corredo e i cassoni sopravvivono come ricordi e oggetti da museo. Studiarli permette di vedere il matrimonio del passato da una prospettiva concreta, fatta di accordi, risparmi e lenzuola ricamate.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio