Inanna e Ishtar: la regina del cielo di Uruk e la discesa negli inferi
Inanna sumera e Ishtar accadica: l'Eanna di Uruk, gli inni di Enheduanna, la discesa negli inferi, Dumuzi, Gilgamesh e la Porta di Ishtar a Babilonia.
In Mesopotamia la dea dell'amore era anche la dea della guerra, e il suo astro era il pianeta Venere. I Sumeri la chiamavano Inanna, nome spesso interpretato come «signora del cielo»; le popolazioni di lingua accadica la veneravano come Ishtar. Per oltre tremila anni, dalle prime città sumere all'impero neobabilonese, fu una delle divinità più potenti e più invocate del Vicino Oriente antico.
Uruk e la sacerdotessa Enheduanna
Il cuore del suo culto era Uruk, nel sud dell'attuale Iraq, dove il grande complesso templare dell'Eanna, la «casa del cielo», fu tra i luoghi in cui, alla fine del IV millennio a.C., si svilupparono le prime forme di scrittura. Il suo simbolo più antico è un fascio di canne ripiegato ad anello; più tardi prevalse la stella a otto punte, immagine del pianeta Venere.
Alla dea sono dedicati alcuni dei primi testi letterari legati al nome di un autore. Enheduanna, figlia del re Sargon di Akkad, vissuta intorno al XXIII secolo a.C. e sacerdotessa del dio lunare Nanna a Ur, è considerata dalla tradizione l'autrice di inni a Inanna, tra cui quello noto come Nin-me-šara, «Signora di tutti i poteri». Alcuni studiosi discutono l'attribuzione, ma il suo nome resta legato a quei componimenti.
La discesa negli inferi
Il mito più celebre è la Discesa di Inanna negli inferi, poema sumerico conservato su tavolette dell'inizio del II millennio a.C. La dea decide di scendere nel regno della sorella Ereshkigal. A ognuna delle sette porte deve cedere un ornamento o una veste, finché arriva nuda davanti alla regina dei morti, che la uccide e ne appende il corpo a un gancio.
La sua fedele ministra Ninshubur chiede aiuto agli dèi, e solo Enki, signore della saggezza, interviene, creando due piccoli esseri che riportano in vita la dea. Inanna però non può risalire senza un sostituto. Tornata sulla terra, trova il marito, il pastore Dumuzi, seduto sul trono senza segni di lutto, e lo consegna ai demoni. Nel finale, Dumuzi e la sorella Geshtinanna si alternano ogni metà dell'anno nell'oltretomba.
Amore, guerra e Gilgamesh
I canti sumerici dedicati all'unione di Inanna e Dumuzi sono tra i più espliciti canti d'amore dell'antichità. Alcuni sovrani, come Shulgi di Ur e Iddin-Dagan di Isin, si presentano nei testi come sposi della dea, in un rito che gli studiosi chiamano matrimonio sacro. Quanto di questo rito fosse realmente celebrato e quanto appartenesse al linguaggio poetico è ancora oggetto di discussione.
Ishtar è anche una dea temibile. Nella sesta tavola dell'Epopea di Gilgamesh, nella versione babilonese classica, la dea propone all'eroe di sposarla; Gilgamesh rifiuta, ricordandole la sorte infelice dei suoi amanti precedenti. Offesa, Ishtar ottiene dal padre Anu il Toro celeste per devastare Uruk, ma Gilgamesh ed Enkidu lo uccidono. La stessa dea guidava gli eserciti dei re assiri, che la invocavano come signora della battaglia.
Il monumento più noto legato al suo nome è la Porta di Ishtar, fatta costruire a Babilonia da Nabucodonosor II intorno al 575 a.C. e ricostruita a Berlino nel Pergamonmuseum, con i suoi mattoni smaltati di blu decorati da leoni, tori e draghi. Attraverso Astarte e i contatti con il mondo greco, i tratti di Inanna e di Ishtar hanno lasciato un'eco anche nella figura di Afrodite.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio