Anelli posy, gimmel e Claddagh: i gioielli che parlano d'amore
Motti incisi citati da Shakespeare, anelli gemelli a cerchi separabili e il cuore coronato di Galway: tre tipi di anello d'amore della tradizione europea.
Prima che il solitario diventasse il modello dominante, l'Europa conobbe una straordinaria varietà di anelli d'amore. Alcuni portavano parole, altri si scomponevano in più cerchi, altri ancora raccontavano un'intera storia con un solo emblema. Tre tipi, in particolare, hanno lasciato traccia nei musei e nella letteratura: gli anelli posy inglesi, gli anelli gimmel diffusi tra Rinascimento e Barocco e l'anello di Claddagh, legato alla costa occidentale dell'Irlanda.
Le parole nascoste degli anelli posy
Il nome posy deriva da poesy, cioè «poesia», e indica un anello con un breve motto inciso, spesso all'interno, a contatto con la pelle. Se ne conservano moltissimi esemplari inglesi e francesi databili soprattutto tra il XV e il XVII secolo. Le iscrizioni erano semplici, in inglese, francese o latino: promesse di fedeltà, auguri, giochi di parole. Il messaggio restava un segreto condiviso tra chi donava e chi riceveva.
Shakespeare conosceva bene questi oggetti. Nell'Amleto il principe, ascoltando il brevissimo prologo dei commedianti, domanda ironicamente se si tratti di un prologo o del motto di un anello. Nel Mercante di Venezia Graziano ricorda l'iscrizione dell'anello ricevuto, «Love me, and leave me not», paragonandola alla poesia da coltellinaio incisa sulle lame. Per il pubblico elisabettiano il riferimento era immediato.
Gli anelli gimmel, due cerchi in uno
Il termine gimmel viene dal latino gemellus, «gemello». Si tratta di anelli formati da due, talvolta tre cerchi che si incastrano perfettamente fino a sembrare uno solo. Secondo l'uso più citato, durante il fidanzamento i due promessi ne portavano ciascuno una parte, che veniva riunita al momento delle nozze. Questi anelli ebbero grande diffusione in Germania e in Inghilterra tra Cinquecento e Seicento.
Molti esemplari mostrano due mani che, accostando i cerchi, si stringono sopra un cuore, oppure una pietra doppia che si compone solo quando l'anello è chiuso. Alcuni recano incisioni interne di carattere religioso o moraleggiante, talvolta veri memento mori. L'oggetto univa così l'ingegno dell'orafo a un'idea molto chiara: due vite distinte che, unite, formano un insieme perfetto.
Il cuore coronato di Claddagh
L'anello di Claddagh prende il nome da un antico villaggio di pescatori alle porte di Galway, in Irlanda. Il suo emblema è un cuore sormontato da una corona e sorretto da due mani. Nella lettura tradizionale le mani indicano l'amicizia, il cuore l'amore e la corona la lealtà. I primi esemplari noti risalgono a cavallo tra Seicento e Settecento e portano i marchi di orafi di Galway.
Attorno all'anello è fiorita una leggenda, raccontata in varie versioni. Un giovane di Galway, catturato dai corsari e venduto come schiavo in Nord Africa, avrebbe imparato l'arte orafa durante la prigionia e, tornato libero, avrebbe forgiato il primo anello per la donna che lo aveva atteso. È una storia romantica, probabilmente in parte rielaborata, ma ha contribuito alla fortuna del modello nell'emigrazione irlandese dell'Ottocento.
Messi uno accanto all'altro, questi tre anelli raccontano un modo di intendere il gioiello come linguaggio. Un motto segreto, due cerchi che si ricompongono, un cuore tra due mani: ciascuno affidava al metallo un messaggio preciso, comprensibile a chi conosceva il codice. È una tradizione che gli orafi continuano a imitare e che i musei europei conservano con cura.
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