Lada e le dee slave dell'amore: tra cronache medievali ed erudizione
Le dee slave dell'amore alla prova delle fonti: Mokoš nella Cronaca degli anni passati, Lada e Dzidzilela in Długosz e il dibattito tra gli studiosi moderni.
Chi cerca una dea slava dell'amore incontra quasi sempre il nome di Lada, spesso presentata come una Venere dei popoli slavi. La sua storia è però un caso esemplare di come la ricerca sulle religioni antiche debba fare i conti con fonti scarse, tardive e talvolta fuorvianti. Ricostruire il pantheon slavo precristiano significa infatti lavorare quasi sempre su testimonianze scritte da autori cristiani, molti secoli dopo la conversione.
Le fonti più antiche
Il documento più importante sulla religione degli Slavi orientali è la Cronaca degli anni passati, compilata a Kiev all'inizio del XII secolo. Vi si narra che nel 980 il principe Vladimir fece innalzare su un'altura della città gli idoli di Perun, Chors, Dažbog, Stribog, Simargl e Mokoš. Pochi anni dopo, convertitosi al cristianesimo, lo stesso Vladimir li fece abbattere. In questo elenco l'unica divinità femminile è Mokoš.
Mokoš è una figura legata alla terra umida, alla filatura e alla vita delle donne, e nel folklore successivo il suo ricordo si confuse con quello di santa Paraskeva, protettrice del venerdì e dei lavori femminili. Non era però una dea dell'amore nel senso dell'Afrodite greca. Nelle fonti più antiche e affidabili, insomma, una divinità slava dell'amore propriamente detta non compare.
Długosz e le corrispondenze con Roma
Il nome di Lada entra nella storia grazie al cronista polacco Jan Długosz, che nel XV secolo, nei suoi Annales, elencò gli dèi dei Polacchi pagani affiancando a ciascuno un equivalente romano. Secondo il suo schema, Jesza corrispondeva a Giove, Lada a Marte, Dzidzilela a Venere, Nyja a Plutone e Dziewanna a Diana. Lada, dunque, per Długosz non era affatto una dea dell'amore, ma un dio della guerra.
Gli autori successivi, tra XVI e XVII secolo, rielaborarono questi elenchi. In testi composti nell'ambiente di Kiev, come la cosiddetta Synopsis del 1674, Lada divenne una divinità dell'amore, delle nozze e della gioia, accompagnata da figure come Lel e Polel. Molti studiosi moderni ritengono che questi nomi derivino in parte da ritornelli di canti popolari, come lado o lelo, che gli eruditi avrebbero interpretato come invocazioni a divinità.
Il dibattito moderno
Il giudizio degli studiosi è oggi diviso. Una parte considera Lada una costruzione erudita, nata da equivoci e da analogie con il mondo classico; altri pensano che dietro i ritornelli si conservi la memoria di un'antica figura legata alla primavera e al matrimonio. Parole simili esistono davvero in diverse lingue slave, con significati come «armonia» e «concordia», e nei canti popolari possono indicare la persona amata o il coniuge.
Anche Dzidzilela, la Venere di Długosz, ha suscitato interpretazioni contrastanti, e il suo nome è stato accostato da alcuni a parole legate alla nascita o ai bambini. Nessuna di queste ipotesi è dimostrata. Ciò che resta certo è il fascino di questi nomi, che dall'Ottocento in poi hanno ispirato poeti, pittori e movimenti di riscoperta delle radici slave.
La vicenda di Lada insegna una lezione preziosa: non tutte le divinità che troviamo nei libri moderni sono attestate nello stesso modo. Distinguere tra ciò che dicono le cronache medievali, ciò che aggiunsero gli eruditi e ciò che ha conservato il folklore è il primo passo per raccontare con onestà la storia delle religioni, anche quando la verità è meno suggestiva della leggenda.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio