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Radha e Krishna: l'amore divino tra poesia, mistica e pittura

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Radha e Krishna nella tradizione indiana: le pastorelle di Vrindavan nel Bhagavata Purana, il Gita Govinda di Jayadeva, Chaitanya e le miniature di Kangra.

Nell'India medievale l'amore umano divenne il linguaggio più alto per parlare dell'amore tra l'anima e Dio. Al centro di questa tradizione stanno Krishna, il dio pastore dalla pelle scura che suona il flauto, e Radha, la giovane pastorella che lo ama sopra ogni cosa. La loro storia, cantata da poeti, mistici e pittori, è una delle vicende amorose più celebri della letteratura religiosa mondiale.

Le pastorelle di Vrindavan

La giovinezza di Krishna tra i pastori del Vraja, la regione intorno a Mathura e Vrindavan, è narrata soprattutto nel decimo libro del Bhagavata Purana, testo sanscrito che secondo molti studiosi raggiunse la forma attuale tra il IX e il X secolo. Qui il giovane dio incanta con il suono del flauto le gopi, le pastorelle del villaggio, che abbandonano le case per raggiungerlo nella foresta, nelle notti d'autunno.

Il momento più celebre è la rasa lila, la danza circolare in cui Krishna si moltiplica per danzare accanto a ciascuna delle gopi. Nel Bhagavata Purana una pastorella è descritta come la prediletta, con cui il dio si allontana per un tratto, ma il suo nome non viene pronunciato. Sarà la tradizione successiva a identificarla con Radha, che diventerà la protagonista assoluta della poesia devozionale.

Il Gita Govinda di Jayadeva

Il testo che rese Radha immortale è il Gita Govinda, il «Canto del pastore», composto in sanscrito nel XII secolo dal poeta Jayadeva, legato secondo la tradizione alla corte del re Lakshmana Sena del Bengala. Il poema, diviso in dodici canti, racconta la separazione degli amanti, la gelosia di Radha, i messaggi portati da un'amica confidente e infine la riconciliazione nella foresta.

L'opera unisce parti narrative e canti destinati a essere eseguiti su melodie e ritmi indicati nei manoscritti. Fin dal Medioevo il Gita Govinda fu cantato nel tempio di Jagannath a Puri, in Orissa, e divenne parte del repertorio della danza classica odissi. La sua sensualità esplicita non fu sentita come una contraddizione: l'unione degli amanti era letta come immagine dell'unione dell'anima con il divino.

Mistici, pittori e feste

Nel XVI secolo il mistico bengalese Chaitanya, vissuto tra il 1486 e il 1534, fece dell'amore di Radha per Krishna il modello della devozione perfetta. Per i suoi seguaci Radha non è soltanto un'amante, ma la potenza stessa del dio, la sua energia di gioia. Dal movimento da lui ispirato nacque la scuola detta gaudiya, che ebbe in Vrindavan uno dei suoi centri principali.

Tra XVII e XIX secolo i pittori delle corti del Rajasthan e delle colline ai piedi dell'Himalaya, nelle scuole dette Pahari come quelle di Basohli e di Kangra, illustrarono il Gita Govinda e le storie di Krishna in serie di miniature di straordinaria finezza. Ancora oggi a Barsana, il villaggio che la tradizione considera patria di Radha, si celebra una vivace festa di Holi in ricordo dei giochi dei due amanti.

La storia di Radha e Krishna mostra come una cultura possa usare il linguaggio dell'amore umano, con la sua attesa, la sua gelosia e la sua gioia, per esprimere l'esperienza religiosa più alta. È per questo che, nella devozione indiana, i loro nomi vengono pronunciati quasi sempre insieme, come se formassero un'unica parola.