English

Il mirto, pianta sacra a Venere e corona delle spose

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Dai versi di Virgilio e Ovidio alle corone nuziali romane, fino ai bouquet delle spose reali inglesi: storia del mirto come pianta dell'amore.

Arbusto sempreverde dalle foglie lucide e dai fiori bianchi profumati, il mirto cresce spontaneo lungo le coste del Mediterraneo. Per i Greci e i Romani non era una pianta qualsiasi: era consacrato ad Afrodite e a Venere, ornava i luoghi di culto della dea e cingeva il capo delle spose. Il suo valore simbolico si è conservato a lungo, passando dalla religione antica alle consuetudini nuziali delle corti europee.

La pianta della dea

I poeti latini legano il mirto a Venere con naturalezza. Virgilio, nelle Bucoliche, elenca le piante care a ciascuna divinità e assegna alla dea il mirto: «formosae myrtus Veneri», il mirto alla bella Venere. Ovidio, nei Fasti, racconta che la dea, appena uscita dal mare e intenta ad asciugarsi i capelli, si coprì con rami di mirto per sottrarsi agli sguardi dei satiri; per questo, spiega il poeta, la pianta le è rimasta cara.

A Roma esisteva un antico santuario di Venere Murcia, presso il Circo Massimo, il cui nome alcuni autori antichi facevano derivare proprio dal mirto, anche se l'etimologia era già discussa nell'antichità. Lo stesso Ovidio ricorda che nelle feste di aprile dedicate a Venere le donne si bagnavano coronate di mirto, ripetendo il gesto della dea sulla spiaggia.

Corone di mirto: amore e trionfo

Le corone di mirto avevano usi diversi. Nelle nozze accompagnavano la sposa come segno di amore e di fecondità. In ambito militare, invece, il generale che otteneva l'ovazione, un trionfo minore concesso per vittorie meno impegnative o meno sanguinose, portava una corona di mirto invece di quella d'alloro. Plinio il Vecchio e Aulo Gellio ricordano questa usanza, che collegava la pianta di Venere a un successo ottenuto senza grande spargimento di sangue.

Il mirto aveva anche un lato malinconico. Nel sesto libro dell'Eneide, Virgilio descrive i Campi del Pianto, dove vagano le anime di coloro che morirono consumati dall'amore, nascoste da sentieri segreti e da una selva di mirti. Qui Enea incontra Didone, che si allontana da lui senza parlare: un'immagine potente che lega la pianta della dea anche alla passione infelice.

Dalle tradizioni ebraiche ai bouquet reali

Il mirto ha un posto anche nella tradizione ebraica: con il nome di hadas è una delle quattro specie vegetali usate nella festa di Sukkot, e il nome Hadassah, attribuito a Ester nel libro biblico che porta il suo nome, deriva da esso. In età moderna la pianta tornò protagonista nei matrimoni europei. In Inghilterra si racconta che da un rametto di mirto piantato a Osborne House, residenza della regina Vittoria, provengano i rametti inseriti nei bouquet di molte spose della famiglia reale.

Pianta discreta, il mirto ha accompagnato per secoli momenti decisivi della vita: le nozze, il culto, il ritorno vittorioso, il ricordo dei morti. La sua associazione con Venere non è mai stata del tutto dimenticata, e il profumo delle sue foglie continua a evocare nel Mediterraneo un'antica idea di bellezza e di amore fedele, che le spose di molte regioni hanno custodito fino a tempi recenti.