La colomba: dagli uccelli di Afrodite al simbolo della coppia
Le colombe di Ishtar, di Pafo e di Erice, il carro di Venere in Apuleio e la «colomba mia» del Cantico: storia della colomba come simbolo d'amore.
Molto prima di diventare emblema di pace, la colomba era l'uccello delle grandi dee dell'amore del Vicino Oriente e del Mediterraneo. La sua dolcezza, il tubare insistente e l'abitudine di vivere in coppia hanno ispirato poeti, scultori e autori sacri, che ne hanno fatto l'immagine della tenerezza e dell'unione. La sua storia simbolica è lunghissima e stratificata, e attraversa religioni e lingue diverse.
Le colombe delle dee
In Mesopotamia e nel Levante le colombe erano associate a Ishtar e ad Astarte, divinità dell'amore e della fecondità. Il legame passò ad Afrodite, il cui santuario di Pafo, a Cipro, era celebre nell'antichità. Anche il santuario di Erice, in Sicilia, dedicato alla Venere Ericina, era famoso per le sue colombe: Eliano racconta che in certi giorni dell'anno si credeva partissero tutte verso l'Africa insieme alla dea, per tornare dopo qualche tempo.
Nella letteratura latina le colombe trainano il carro di Venere. Apuleio, nelle Metamorfosi, descrive la dea che sale verso il cielo su un cocchio d'oro tirato da quattro colombe bianche, in uno degli episodi della favola di Amore e Psiche. L'immagine fu ripresa innumerevoli volte dai pittori del Rinascimento e del Barocco, che la inserirono nelle scene di trionfo della dea, spesso accompagnata da amorini in volo.
La colomba nel Cantico dei Cantici
Il testo biblico che più ha legato la colomba all'amore è il Cantico dei Cantici. Lo sposo chiama più volte l'amata «colomba mia», ne loda gli occhi paragonandoli a quelli di una colomba e la invita a uscire dalle fenditure della roccia. Nell'interpretazione ebraica e cristiana il libro fu letto anche in chiave allegorica, come amore tra Dio e il suo popolo o tra Cristo e la Chiesa, ma la sua lingua resta quella di una poesia nuziale.
Il cristianesimo aggiunse altri significati: la colomba che torna da Noè con il ramo d'ulivo e quella che scende sul Giordano al battesimo di Cristo, figura dello Spirito Santo. Questi strati di senso si sovrapposero senza cancellare quello amoroso, che sopravvisse nella poesia e nell'arte profana. Nel Vangelo di Matteo, inoltre, Gesù invita i discepoli a essere semplici come colombe, consolidando l'idea di un animale mite, privo di malizia e incapace di inganno, qualità che i moralisti medievali raccomandavano anche agli sposi.
Coppie di colombe nell'arte
Nell'arte romana compaiono spesso colombe che si abbeverano a una coppa. Il mosaico delle colombe dei Musei Capitolini, ritrovato nella Villa Adriana a Tivoli, è l'esempio più noto e sembra riprendere un celebre modello del mosaicista Soso di Pergamo, descritto da Plinio il Vecchio. Nei secoli successivi la coppia di colombe divenne un motivo frequente su gioielli, ricami, biglietti augurali e decorazioni nuziali, sempre con il valore di intesa affettuosa.
Dalla dea di Pafo al carro di Venere, dai versi del Cantico ai biglietti ottocenteschi, la colomba ha mantenuto un significato di dolcezza amorosa che convive con quello di pace e di purezza. È uno dei casi più chiari di simbolo che attraversa culture diverse cambiando sfumature senza perdere il proprio nucleo.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio