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Turan, la dea etrusca dell'amore negli specchi di bronzo

Studio Esoterico Cornelio · 2 min di lettura

Turan, la dea etrusca dell'amore: il nome, gli specchi incisi con Atunis ed Elcsntre, le ancelle Lasa, le dediche nei santuari e il confronto con Afrodite.

Gli Etruschi, che dominarono gran parte dell'Italia centrale prima dell'ascesa di Roma, avevano una loro dea dell'amore: Turan. La conosciamo soprattutto da iscrizioni brevi e da numerosi specchi di bronzo incisi, oggetti preziosi che accompagnavano le donne nella vita e spesso nella tomba. Attraverso queste immagini, Turan appare come una dea giovane e regale, circondata da amanti, ancelle e uccelli.

Un nome e un culto

Il significato del nome Turan non è sicuro: alcuni studiosi lo hanno accostato a un termine che vorrebbe dire «signora», ma la proposta resta discussa, perché la lingua etrusca, pur leggibile nell'alfabeto, è in gran parte incompresa nel lessico. Gli Etruschi identificarono Turan con l'Afrodite greca e ne ripresero molti miti, ma la dea aveva anche un culto proprio nei santuari dell'Etruria.

Dediche a Turan sono state rinvenute in diversi luoghi di culto, tra cui il santuario di Gravisca, il porto di Tarquinia frequentato da mercanti greci, dove la dea etrusca conviveva con l'Afrodite venerata dai naviganti. Secondo un'ipotesi discussa, perfino il nome latino del mese di aprile deriverebbe, attraverso una forma etrusca, dal nome greco di Afrodite.

Gli specchi incisi

Gli specchi etruschi, prodotti soprattutto tra il V e il III secolo a.C., avevano una faccia lucidata per riflettere e l'altra decorata con scene incise, spesso accompagnate dai nomi dei personaggi. Turan vi compare frequentemente, talvolta con ali, abbigliata con vesti preziose e gioielli. Accanto a lei si vedono spesso la colomba, il cigno o l'oca, e figure femminili alate chiamate Lasa, che la servono come ancelle.

Una delle scene più amate è il giudizio di Paride, che in etrusco si chiama Elcsntre, da Alessandro. Turan vi appare in gara con Uni, la Giunone etrusca, e con Menrva, la Minerva etrusca, davanti al giovane principe troiano. Altri specchi mostrano Turan con Atunis, cioè Adone, il giovane amato da Afrodite, in atteggiamenti di intimità che raccontano la storia dei due amanti.

Una dea della bellezza e dell'unione

Il fatto che Turan compaia soprattutto sugli specchi, oggetti legati alla cura della bellezza e, secondo molti studiosi, spesso donati in occasione delle nozze, suggerisce che la dea fosse sentita come protettrice della seduzione e dell'unione coniugale. Gli specchi deposti nelle tombe femminili accompagnavano la defunta anche nell'aldilà, come se la bellezza e l'amore dovessero continuare oltre la vita.

Nelle scene in cui compare, Turan è raramente sola: assiste alle nozze, accompagna gli amanti, protegge gli eroi. In alcuni specchi le stanno accanto giovani amorini alati, simili all'Eros greco, e altre divinità minori della bellezza i cui nomi restano difficili da tradurre. È un piccolo corteo che ricorda quello di Afrodite, ma con un'identità propria.

Turan è un esempio di come gli Etruschi abbiano accolto i miti greci rielaborandoli con nomi e gusti propri. Molte delle storie incise sui suoi specchi sono greche, ma il modo di raccontarle, con i nomi scritti accanto alle figure e l'attenzione minuziosa per i gioielli e le vesti, appartiene pienamente al mondo etrusco.