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Benzaiten, la dea giapponese dell'acqua, della musica e dell'amore

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Benzaiten, dalla Sarasvati indiana alla dea giapponese con il biwa: le Sette divinità della fortuna, i santuari di Enoshima e Chikubushima e la sua gelosia.

Benzaiten, chiamata familiarmente Benten, è l'unica figura femminile tra le Sette divinità della fortuna del Giappone. Suona il biwa, il liuto giapponese, protegge la musica, l'eloquenza, le arti e le acque, ed è associata alla ricchezza e all'amore. La sua storia, però, comincia lontano dal Giappone, sulle rive di un fiume sacro dell'India vedica, e attraversa tutta l'Asia insieme al buddhismo.

Da Sarasvati a Benzaiten

All'origine c'è Sarasvati, la dea fiume celebrata nel Rigveda e più tardi venerata in India come divinità della sapienza, della parola e della musica. Il buddhismo la accolse tra le divinità protettrici della Legge: il Sutra della Luce dorata, testo mahayana molto diffuso in Asia orientale, le dedica un intero capitolo. Attraverso la Cina il culto giunse in Giappone, dove il nome fu reso con caratteri che indicano l'eloquenza e il talento.

In Giappone Benzaiten conobbe due aspetti principali. In uno ha otto braccia e impugna armi, come protettrice guerriera; nell'altro, più familiare, è una dama elegante che suona il biwa. Nel Medioevo si fuse con Ugajin, divinità del raccolto rappresentata come un serpente dal volto umano, e il serpente bianco divenne uno dei suoi animali sacri, insieme al drago.

Le isole sacre e i santuari

Il culto di Benzaiten è legato all'acqua, e i suoi santuari sorgono spesso su isole, laghi o presso sorgenti. Tre sono considerati i più importanti: Enoshima, piccola isola nella baia di Sagami vicino a Kamakura; Chikubushima, nel lago Biwa, non lontano da Kyoto; e Itsukushima, sull'isola di Miyajima, celebre per il portale che sembra galleggiare sul mare. In alcune liste il terzo posto spetta invece a Tenkawa, nella regione di Nara.

A Kamakura il santuario di Zeniarai Benzaiten, letteralmente «Benzaiten che lava il denaro», conserva un'usanza popolare: lavare monete nell'acqua della sua sorgente, nella speranza tradizionale di vederle moltiplicarsi. Dopo il 1868, con la separazione ufficiale tra shintoismo e buddhismo, molti santuari di Benzaiten furono trasformati in santuari shinto e la dea fu identificata con la divinità Ichikishimahime.

Amore e gelosia

Come dea della bellezza e delle arti, Benzaiten era invocata anche nelle questioni d'amore. A Enoshima, nella sala ottagonale dell'isola, si conserva una celebre statua lignea della dea che suona il biwa, nota come Benzaiten nuda, che la tradizione collega alla devozione dei musicisti e delle intrattenitrici del periodo Edo.

Una credenza popolare molto diffusa, di origine incerta, sostiene invece che le coppie che visitano insieme un santuario di Benzaiten, o che vanno in barca sui laghi a lei consacrati, finiranno per lasciarsi, perché la dea sarebbe gelosa degli innamorati. La si racconta, per esempio, a proposito dello stagno del parco di Inokashira, a Tokyo. È una leggenda, ma testimonia quanto la figura della dea sia ancora viva.

Dalla dea fiume dell'India vedica alla dama del biwa dei santuari giapponesi, Benzaiten mostra come una divinità possa viaggiare per migliaia di chilometri e per molti secoli, cambiando nome e aspetto senza perdere il legame con l'acqua, con la musica e con la grazia. Nei suoi santuari, ancora oggi, il suono dell'acqua e quello delle preghiere si confondono.