Shah Jahan e Mumtaz Mahal, l'amore che costruì il Taj Mahal
La storia dell'imperatore moghul Shah Jahan e della moglie Mumtaz Mahal, morta nel 1631, e del mausoleo di Agra eretto in sua memoria sulle rive della Yamuna.
Poche storie d'amore hanno lasciato un monumento così visibile. Il Taj Mahal di Agra, nel nord dell'India, è il mausoleo che l'imperatore moghul Shah Jahan fece costruire per la moglie Mumtaz Mahal. A differenza di molte coppie leggendarie, i due sono personaggi storici ben documentati, ma attorno a loro si è formato nel tempo un alone di racconti che conviene distinguere dai fatti.
Un matrimonio alla corte moghul
Shah Jahan, nato nel 1592 con il nome di principe Khurram, era figlio dell'imperatore Jahangir. Si fidanzò nel 1607 con Arjumand Banu Begum, figlia del nobile persiano Asaf Khan e nipote della potente imperatrice Nur Jahan. Le nozze furono celebrate nel 1612. Il titolo di Mumtaz Mahal, che si traduce di solito con prescelta del palazzo, le fu dato più tardi, quando il marito salì al trono nel 1628.
Le cronache di corte la descrivono come compagna inseparabile dell'imperatore, che seguiva anche nelle campagne militari. Ebbero quattordici figli, molti dei quali morti in tenera età. Tra i sopravvissuti c'erano Dara Shikoh, erede designato e studioso di mistica, e Aurangzeb, che avrebbe poi conquistato il potere. Il figlio prediletto, Dara Shikoh, sarebbe stato poi sconfitto e messo a morte dal fratello.
La morte a Burhanpur
Nel giugno del 1631 Mumtaz Mahal morì a Burhanpur, nell'India centrale, dando alla luce il quattordicesimo figlio, mentre accompagnava il marito in una campagna nel Deccan. Le fonti riferiscono che Shah Jahan si chiuse in un lutto profondo e rinunciò per un periodo alla musica e agli abiti sfarzosi. Il corpo fu sepolto provvisoriamente a Burhanpur e trasferito ad Agra alla fine dello stesso anno.
I lavori del mausoleo iniziarono intorno al 1632 sulla riva destra del fiume Yamuna. Il sepolcro principale fu terminato verso il 1643, mentre l'intero complesso, con giardino, moschea e foresteria, fu completato attorno al 1653. Il progetto è attribuito per lo più all'architetto Ustad Ahmad Lahauri; le iscrizioni coraniche furono disegnate dal calligrafo Amanat Khan.
Il giardino del paradiso
Il Taj Mahal è costruito in marmo bianco del Rajasthan, intarsiato con pietre dure e semipreziose secondo una tecnica affine al commesso fiorentino. Il giardino quadripartito che lo precede richiama l'immagine coranica del paradiso con i suoi fiumi. Tutto il complesso è rigorosamente simmetrico. L'unica eccezione è all'interno: il cenotafio di Shah Jahan, aggiunto dopo la sua morte, siede accanto a quello della moglie, al centro.
Nel 1658 Shah Jahan, malato, fu deposto dal figlio Aurangzeb e confinato nel Forte di Agra, dove morì nel 1666. Secondo la tradizione trascorse gli ultimi anni guardando il mausoleo dalle finestre della prigione. Fu sepolto accanto a Mumtaz Mahal. La leggenda di un secondo Taj di marmo nero, che avrebbe progettato per sé sull'altra riva, non trova conferma nelle fonti né negli scavi.
Un simbolo universale
Nel 1983 il Taj Mahal è stato iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Già nel Seicento il medico e viaggiatore francese François Bernier, che lo vide durante il suo lungo soggiorno in India, lo giudicò più degno delle piramidi d'Egitto di figurare tra le meraviglie del mondo. Oggi è uno dei monumenti più visitati del pianeta.
Oltre il mito, resta la realtà storica di un sovrano che impiegò per oltre vent'anni le migliori maestranze dell'impero per onorare la memoria di una sola persona. Per questo il mausoleo di Agra è diventato, più di ogni altro edificio, l'emblema architettonico dell'amore coniugale e del lutto trasformato in bellezza.
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