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Abelardo ed Eloisa, il filosofo e l'allieva nella Parigi del XII secolo

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Pietro Abelardo ed Eloisa: l'amore nato nella Parigi del 1100, il matrimonio segreto, la vendetta di Fulberto, il Paracleto e le celebri lettere tra i due.

Abelardo ed Eloisa sono forse la prima coppia della storia europea di cui conosciamo l'amore dalla voce degli stessi protagonisti. Lui era uno dei filosofi più brillanti del suo tempo, lei una giovane di straordinaria cultura. La loro vicenda, ambientata nella Parigi dei primi decenni del XII secolo, ci è nota soprattutto grazie a un'autobiografia e a un carteggio che ancora oggi fanno discutere.

Il maestro e l'allieva

Pietro Abelardo nacque nel 1079 a Le Pallet, in Bretagna, e divenne celebre come maestro di dialettica e teologia nelle scuole parigine. Intorno al 1115 entrò come precettore in casa di Fulberto, canonico di Notre-Dame, che gli affidò l'educazione della nipote Eloisa. La data di nascita di lei è incerta, ma era già nota per la conoscenza del latino e, secondo alcuni, anche del greco e dell'ebraico.

Tra lezioni e libri nacque un amore intenso, che Abelardo stesso descrive senza reticenze. Quando Eloisa rimase incinta, lui la condusse in Bretagna presso la sorella, dove nacque un figlio a cui fu dato il nome insolito di Astrolabio. Per placare Fulberto, Abelardo propose un matrimonio, a condizione che restasse segreto per non danneggiare la sua carriera.

Il matrimonio e la vendetta

Eloisa si oppose alle nozze. Sosteneva che il matrimonio avrebbe distolto il filosofo dallo studio e che preferiva essere chiamata amica piuttosto che moglie. Alla fine cedette, e il matrimonio fu celebrato in segreto. Fulberto però lo rese pubblico, e Abelardo, per proteggerla, la condusse nel monastero di Argenteuil. Lo zio credette che volesse sbarazzarsi di lei.

Per vendetta Fulberto fece aggredire Abelardo di notte da alcuni sicari, che lo evirarono. Era il 1117 circa. Umiliato, il filosofo si fece monaco nell'abbazia di Saint-Denis, mentre Eloisa prese il velo ad Argenteuil. Da quel momento le loro vite proseguirono separate, ma sempre legate da un rapporto di stima e di affetto.

Il Paracleto e le lettere

Abelardo continuò a insegnare e a scrivere, attirando condanne: le sue opere furono censurate al concilio di Soissons nel 1121 e, su iniziativa di Bernardo di Chiaravalle, a quello di Sens nel 1141. Nel frattempo aveva fondato presso Nogent-sur-Seine un oratorio dedicato al Paracleto, che donò poi a Eloisa e alle sue consorelle. Lei ne divenne badessa e lo guidò con grande autorità.

Intorno al 1132 Abelardo scrisse la Historia calamitatum, il racconto delle sue disgrazie. Ne seguì uno scambio di lettere con Eloisa, in cui lei confessa di non riuscire a dimenticare l'amore passato. L'autenticità del carteggio è stata a lungo discussa dagli studiosi, ma oggi la maggioranza lo considera sostanzialmente genuino. Abelardo morì nel 1142, Eloisa nel 1164.

Una tomba a Parigi

Secondo la tradizione, Eloisa fu sepolta accanto ad Abelardo al Paracleto. Dopo vari spostamenti, nel 1817 i resti attribuiti ai due furono collocati in un sepolcro neogotico al cimitero del Père-Lachaise, dove ancora oggi gli innamorati lasciano lettere e fiori. Nel 1761 Jean-Jacques Rousseau intitolò al loro mito il romanzo Giulia o la nuova Eloisa.

La forza di questa storia sta nel fatto che a parlare non sono poeti lontani, ma i due amanti in prima persona. Eloisa, in particolare, appare come una delle voci femminili più libere e lucide del Medioevo, capace di discutere di amore, matrimonio e fede con un'onestà che ancora sorprende.