Dante e Beatrice, dall'incontro fiorentino al Paradiso
Beatrice nella Vita Nova e nella Commedia: l'incontro a nove anni, il saluto, la morte nel 1290 e la trasformazione della donna amata in guida verso Dio.
La coppia formata da Dante Alighieri e Beatrice è diversa da tutte le altre. Non ci fu tra loro una storia d'amore nel senso comune: nessun fidanzamento, nessuna fuga, forse appena qualche saluto. Eppure da quell'amore quasi tutto interiore nacquero due capolavori, la Vita Nova e la Divina Commedia, e un'idea della donna amata che ha segnato la poesia europea.
Chi era Beatrice
Fu Giovanni Boccaccio, nel suo Trattatello in laude di Dante, a identificare Beatrice con Bice, figlia del ricco banchiere fiorentino Folco Portinari. Un documento conferma che Bice andò sposa a Simone de' Bardi, di un'altra grande famiglia di banchieri. Morì giovane, l'8 giugno 1290. L'identificazione è generalmente accettata, anche se alcuni studiosi hanno pensato a una figura in parte simbolica.
Dante, da parte sua, sposò Gemma Donati, a cui era stato promesso da ragazzo secondo l'uso del tempo, ed ebbe da lei diversi figli. Nelle sue opere non la nomina mai. Il matrimonio e l'amore poetico appartenevano, per un uomo del Duecento, a sfere distinte, e la cosa non scandalizzava nessuno.
La Vita Nova
Composta intorno al 1293-1295, la Vita Nova alterna prosa e poesie e racconta l'amore per Beatrice come una storia interiore. Dante la vede per la prima volta a nove anni, vestita di rosso, e la rivede nove anni dopo, quando lei lo saluta per strada. Il numero nove ritorna di continuo nel libro, e Dante lo collega alla Trinità, come segno che Beatrice è un miracolo.
Nel libro compaiono le donne dello schermo, finte amate per nascondere il vero sentimento, il saluto negato da Beatrice offesa dalle chiacchiere, e infine la morte di lei. Celebre è il sonetto che comincia «Tanto gentile e tanto onesta pare», in cui la donna passa per la città e chi la vede si sente migliore. L'opera si chiude con il proposito di dire di lei ciò che non fu mai detto di nessuna.
La guida del Paradiso
Quel proposito si compie nella Commedia. Già nel secondo canto dell'Inferno è Beatrice a scendere dal cielo per chiedere a Virgilio di soccorrere Dante smarrito, e spiega di farlo per amore. Nel trentesimo canto del Purgatorio appare nel Paradiso terrestre, velata, su un carro trionfale, e Dante riconosce «i segni de l'antica fiamma», traducendo un verso dell'Eneide.
Il loro incontro è inizialmente severo: Beatrice rimprovera Dante per essersi allontanato da lei dopo la sua morte. Poi lo guida attraverso i cieli del Paradiso, spiegandogli i misteri della fede. Solo alla fine, nell'Empireo, torna al suo posto tra i beati e lascia il compito a san Bernardo, mentre Dante la vede sorridere da lontano.
Un amore che diventa teologia
Nel Romanticismo l'immagine di Beatrice ebbe grande fortuna. Il pittore Dante Gabriel Rossetti, che portava il nome del poeta, le dedicò negli anni Sessanta dell'Ottocento il dipinto Beata Beatrix, oggi alla Tate di Londra, e Henry Holiday raffigurò nel 1883 l'incontro dei due lungo l'Arno. Molti illustratori dell'Ottocento, da Gustave Doré in poi, la ritrassero accanto al poeta nel cammino tra i cieli.
Con Beatrice la donna amata smette di essere soltanto l'oggetto di un desiderio e diventa il mezzo attraverso cui l'uomo si avvicina a Dio. È un passaggio decisivo nella storia dell'amore occidentale, che unisce l'eredità dei trovatori alla teologia cristiana e fa di un saluto ricevuto per strada l'inizio di un viaggio fino al cielo.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio