Paolo e Francesca, gli amanti del quinto canto dell'Inferno
La storia vera di Francesca da Polenta e Paolo Malatesta e il modo in cui Dante la trasformò nel quinto canto dell'Inferno, tra bufera, libro galeotto e pietà.
Paolo e Francesca sono gli unici amanti della Divina Commedia di cui Dante racconti la storia con tanta partecipazione. Il loro incontro occupa il quinto canto dell'Inferno, nel secondo cerchio, dove i lussuriosi sono trascinati per sempre da una bufera che non conosce sosta. Dietro i versi c'è però una vicenda reale, consumata nella Romagna del Duecento.
Una tragedia di famiglia
Francesca era figlia di Guido da Polenta, signore di Ravenna, e fu data in moglie per ragioni politiche a Giovanni Malatesta, detto Gianciotto, della famiglia che dominava Rimini. Si innamorò del cognato Paolo, fratello del marito. Gianciotto li sorprese e li uccise entrambi, probabilmente tra il 1283 e il 1286; le cronache contemporanee ne dicono pochissimo e la data esatta resta incerta.
Più tardi Giovanni Boccaccio, nel suo commento alla Commedia, raccontò che Francesca era stata ingannata: per convincerla alle nozze le avrebbero mostrato il bel Paolo, lasciandole credere che fosse lui lo sposo. È una versione suggestiva, ma non verificabile, che rende la donna ancora più vittima del destino. Anche il luogo del delitto è discusso, benché la tradizione locale lo collochi nella rocca di Gradara.
La bufera e il racconto
Dante vede passare le anime come stormi di gru e chiede a Virgilio di poter parlare con due che vanno insieme e sembrano leggere al vento. È Francesca a rispondere, con una gentilezza che sorprende in un luogo di pena. In tre terzine costruite sulla parola Amore spiega come la passione li abbia presi, culminando nel verso «Amor, ch'a nullo amato amar perdona».
Il nome di Paolo non viene mai pronunciato. Lui piange in silenzio per tutto il tempo, mentre lei parla. Francesca non nomina neppure il marito, ma ricorda che il luogo della dannazione di lui è già pronto: la Caina, la zona del lago ghiacciato riservata ai traditori dei parenti. Per lei, Amore e Morte sono rimasti uniti.
Il libro galeotto
Quando Dante le chiede come sia nato l'amore, Francesca racconta un pomeriggio di lettura. I due leggevano insieme il romanzo di Lancillotto e, arrivati al passo in cui Ginevra bacia il cavaliere, Paolo baciò lei. Nei romanzi francesi l'incontro tra Lancillotto e la regina era stato favorito da Galehaut, in italiano Galeotto: per questo lei dice «Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse».
Da allora la parola galeotto indica in italiano ciò che fa da tramite in un amore. Il canto si chiude con Dante sopraffatto dalla pietà, che sviene e cade «come corpo morto cade». È uno dei momenti in cui il poeta si mostra più fragile, colpito da una colpa che forse sentiva vicina a sé.
Dall'Inferno ai musei
L'episodio ispirò pittori, scultori e musicisti. Jean-Auguste-Dominique Ingres dipinse i due amanti sorpresi da Gianciotto nel 1819. Auguste Rodin li concepì per la sua Porta dell'Inferno e da quel gruppo nacque Il bacio, esposto nel 1887. Nel 1876 Pëtr Il'ič Čajkovskij compose la fantasia sinfonica Francesca da Rimini, e nel 1906 Sergej Rachmaninov presentò a Mosca un'opera in un atto con lo stesso titolo.
Il fascino del canto sta nel suo equilibrio: la condanna è ferma, perché i due sono all'Inferno, ma la pietà è profonda. Francesca resta una delle figure femminili più vive della letteratura italiana, capace di parlare d'amore con dolcezza nel cuore stesso della pena. Per questo, a sette secoli di distanza, il suo racconto continua a commuovere i lettori.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio