Ars amatoria: il manuale di seduzione che costò l'esilio a Ovidio
L'Ars amatoria di Ovidio: tre libri di precetti amorosi nella Roma di Augusto, i Remedia amoris e l'esilio a Tomi per un carme e un errore.
Negli anni a cavallo tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del successivo, Ovidio pubblicò un poema didascalico in distici elegiaci che parodiava i trattati tecnici del suo tempo: l'Ars amatoria, l'arte di amare. Il poeta si presenta come maestro, «praeceptor amoris», e promette di insegnare con metodo ciò che altri affidano al caso. La datazione precisa è discussa, ma l'opera si colloca all'incirca tra il 2 a.C. e il 2 d.C.
Tre libri, due pubblici
I primi due libri si rivolgono agli uomini: il primo spiega dove trovare una donna e come conquistarla, il secondo come conservarne l'amore. Il terzo, aggiunto forse in un secondo momento, è dedicato alle donne e offre loro consigli simmetrici. Questa struttura, insolita per l'epoca, permette a Ovidio di guardare il gioco amoroso da entrambi i lati e di farne una commedia delle buone maniere.
Il manuale è pieno di Roma. Ovidio indica i portici, i templi, il circo e soprattutto i teatri, dove le donne, scrive, «spectatum veniunt, veniunt spectentur ut ipsae», vengono per vedere e per essere viste. I consigli riguardano il modo di vestirsi, di conversare, di scrivere lettere, di fingere e di perdonare, in una città raffinata che conosceva bene i propri riti sociali.
Il mito come esempio
Accanto ai precetti, l'Ars amatoria inserisce racconti mitologici che fungono da esempi. Il ratto delle Sabine viene presentato, con ironia, come la prima seduzione avvenuta in un teatro romano; la storia di Dedalo e Icaro interrompe il secondo libro con un episodio di grande eleganza narrativa; Arianna abbandonata a Nasso viene consolata da Bacco. Il mito diventa così materia di conversazione mondana.
Dopo l'Ars, Ovidio compose i Remedia amoris, un poema che insegna invece a liberarsi da una passione infelice. Il rovesciamento è voluto: lo stesso maestro che ha spiegato come accendere l'amore ora spiega come spegnerlo, consigliando di tenersi occupati, di viaggiare, di evitare i luoghi dei ricordi. L'intento resta letterario e giocoso, non morale, e il lettore riconosce in ogni verso il sorriso dell'autore.
L'esilio sul Mar Nero
Nell'8 d.C. Augusto relegò Ovidio a Tomi, l'odierna Costanza in Romania, ai margini dell'impero. Il poeta stesso, nei Tristia, attribuisce la condanna a due colpe, «carmen et error», un carme e un errore. Il carme era quasi certamente l'Ars amatoria, giudicata contraria alle leggi augustee sul matrimonio e sull'adulterio; l'errore resta misterioso e ha alimentato molte ipotesi, nessuna confermata.
Ovidio non tornò mai a Roma e morì a Tomi intorno al 17 o al 18 d.C. Dall'esilio scrisse elegie dolenti in cui difendeva la propria opera, sostenendo che la vita di un poeta può essere onesta anche quando i suoi versi sono licenziosi, un argomento che avrà lunga fortuna nella storia della censura letteraria e delle sue polemiche.
Il Medioevo, nonostante tutto, lesse l'Ars amatoria con passione. Nelle scuole del XII e del XIII secolo Ovidio fu così studiato che quel periodo è stato chiamato età ovidiana. I suoi precetti confluirono nei trattati sull'amore cortese, a cominciare da quello di Andrea Cappellano, e nella poesia dei chierici, che trasformarono il gioco romano in una vera dottrina del sentimento.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio