Dal desiderio alla mistica: le letture allegoriche del Cantico
Come il Cantico dei Cantici divenne testo mistico: il Targum ebraico, Origene, Gregorio di Nissa, Bernardo di Chiaravalle e Giovanni della Croce.
Per quasi due millenni il Cantico dei Cantici è stato letto meno come poesia d'amore umano e più come allegoria di un rapporto spirituale. Questa interpretazione ha permesso al libro di restare al centro della vita religiosa ebraica e cristiana, e ha generato una delle tradizioni di commento più ricche della storia, dai rabbini dell'antichità fino ai mistici spagnoli del Cinquecento.
L'interpretazione ebraica
Nella tradizione ebraica l'amato è stato identificato con Dio e l'amata con il popolo di Israele. Il Targum, la parafrasi aramaica del Cantico, trasforma il libro in una storia sacra che va dall'uscita dall'Egitto fino all'attesa del Messia, leggendo ogni immagine come un episodio dell'alleanza. Il legame con la Pasqua, durante la quale il libro viene letto, rafforza questa lettura storica.
Anche la mistica ebraica medievale tornò al Cantico. Nei testi della qabbalah l'unione dei due amanti fu interpretata come immagine dell'armonia tra aspetti diversi del divino. Il desiderio umano non veniva negato, ma trasfigurato in simbolo di una relazione più alta, secondo un procedimento che accomuna molte tradizioni religiose dell'Oriente e dell'Occidente.
Origene e i Padri della Chiesa
Nel cristianesimo antico la figura decisiva fu Origene di Alessandria, che nel III secolo scrisse un ampio commento e alcune omelie sul Cantico. Per lui lo sposo è il Logos, il Verbo divino, e la sposa può essere la Chiesa oppure la singola anima. Il testo, secondo Origene, va riservato a lettori maturi, capaci di andare oltre il senso letterale senza fermarsi alle immagini corporee.
Girolamo tradusse in latino due omelie di Origene sul Cantico e contribuì a diffonderne l'interpretazione in Occidente. Gregorio di Nissa dedicò al libro quindici omelie che ne fecero una guida all'ascesa dell'anima verso Dio, un cammino senza fine perché il divino è inesauribile. Da allora il Cantico entrò stabilmente nella liturgia e nella spiritualità monastica, soprattutto nelle feste dedicate alla Vergine.
Bernardo di Chiaravalle e la mistica nuziale
Il vertice medievale di questa tradizione sono gli 86 Sermoni sul Cantico di Bernardo di Chiaravalle, iniziati nel 1135 e interrotti dalla sua morte, nel 1153. Bernardo non riuscì a completare il commento, arrivato appena all'inizio del terzo capitolo. I primi sermoni meditano sul bacio della bocca con cui si apre il libro, e tutta l'opera esplora l'amore dell'anima per il Verbo con un linguaggio di straordinaria intensità affettiva.
Nel Cinquecento spagnolo Giovanni della Croce compose il Cantico spirituale, poema mistico modellato sul testo biblico, e lo accompagnò con un commento in prosa. Il frate agostiniano Luis de León tradusse invece il Cantico in castigliano: quella versione fu tra i motivi del processo che l'Inquisizione gli intentò e che lo tenne in carcere per alcuni anni, dal 1572 al 1576.
La lettura allegorica non ha cancellato il senso letterale, che l'esegesi moderna ha recuperato studiando il testo come poesia d'amore dell'antico Israele. Ma senza i secoli di commento spirituale il Cantico difficilmente sarebbe diventato una fonte così importante per la letteratura europea, che vi ha trovato un modello per descrivere l'amore come esperienza totale, fisica e insieme spirituale, capace di parlare dell'uomo e di Dio con le stesse parole.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio