English

I trovatori: la poesia occitana che inventò la lirica d'amore europea

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

I trovatori occitani: Guglielmo IX, Bernart de Ventadorn, Jaufre Rudel, Arnaut Daniel e le trobairitz. Generi, stili e fortuna della lirica d'amore.

Il più antico trovatore di cui ci siano giunte le poesie è un grande signore: Guglielmo IX, duca d'Aquitania e conte di Poitiers, vissuto tra il 1071 e il 1126. Le sue canzoni mescolano oscenità goliardica e raffinatezza amorosa, e aprono una stagione che durerà circa due secoli. I poeti che scrivevano in occitano si chiamavano trovatori, da trobar, trovare, cioè comporre versi e melodie.

Poeti e musicisti

I trovatori componevano insieme parole e musica, e le loro canzoni erano destinate al canto. Alcuni erano nobili, altri di origine umile, come Bernart de Ventadorn, figlio, secondo la sua biografia antica, di un servitore del castello di Ventadorn e autore di canzoni d'amore tra le più musicali della lirica medievale. L'esecuzione era spesso affidata a giullari, professionisti dello spettacolo che viaggiavano di corte in corte.

Ci sono giunti circa duemilacinquecento componimenti di alcune centinaia di autori, conservati in grandi canzonieri copiati soprattutto tra il XIII e il XIV secolo, molti dei quali in Italia. Solo per una piccola parte di questi testi si sono conservate anche le melodie. Le vidas e le razos, brevi biografie e commenti in prosa, raccontano la vita dei poeti mescolando informazioni reali e leggenda.

Generi e stili

La forma principale è la canso, la canzone d'amore. Accanto a essa i trovatori praticavano il sirventese, dedicato alla politica e alla satira; l'alba, che descrive la separazione degli amanti al sorgere del giorno, quando la sentinella annuncia il pericolo; la pastorella, incontro tra un cavaliere e una pastora; la tenzone, dibattito in versi tra due poeti. Ogni genere aveva regole e convenzioni proprie.

Anche lo stile era oggetto di discussione. Il trobar leu, chiaro e piano, si contrapponeva al trobar clus, chiuso e oscuro, e al trobar ric, prezioso e ricco di rime difficili. Arnaut Daniel, maestro di quest'ultimo, inventò la sestina, una forma che Dante e Petrarca avrebbero ripreso. Nel Purgatorio Dante gli rende omaggio facendolo parlare in provenzale e chiamandolo, per bocca di Guinizelli, «miglior fabbro del parlar materno».

Amori lontani e donne poete

Jaufre Rudel cantò l'amor de lonh, l'amore di lontano, rivolto a una donna mai vista. La sua vida racconta che si innamorò della contessa di Tripoli solo per averne sentito parlare, attraversò il mare per raggiungerla e morì tra le sue braccia appena arrivato. È una leggenda costruita sulle poesie, ma la sua forza è tale da essere arrivata fino al teatro e all'opera moderni.

Non mancarono le trobairitz, le donne trovatore. La più nota è la Comtessa de Dia, di cui si conservano alcune canzoni che rovesciano il punto di vista abituale e danno voce al desiderio e alla delusione femminili. La loro presenza, documentata da una ventina di nomi, mostra che la lirica occitana non fu un'esperienza esclusivamente maschile, anche se i testi femminili superstiti sono pochi.

La crociata contro gli Albigesi, combattuta nel sud della Francia tra il 1209 e il 1229, contribuì a spezzare il mondo delle corti occitane. Molti trovatori trovarono ospitalità in Catalogna, in Castiglia e nell'Italia settentrionale, dove il mantovano Sordello scrisse in occitano. La loro eredità passò ai trovieri francesi, ai Minnesänger tedeschi e alla Scuola siciliana, che la trasportò nella lingua italiana.