Dante e Beatrice: la Vita Nova e la nascita della donna angelo
Dante e Beatrice nella Vita Nova: chi era Bice Portinari, il saluto, le donne dello schermo, la poesia della loda e il cuore gentile dello Stil novo.
Dante Alighieri racconta di aver visto Beatrice per la prima volta quando entrambi avevano circa nove anni, e di averla rivista nove anni più tardi, quando lei gli rivolse il suo saluto. Su questi due incontri, e su pochi altri episodi, costruì la Vita Nova, il libro composto probabilmente tra il 1292 e il 1295 che alterna poesie e prosa per narrare la storia del suo amore.
Chi era Beatrice
Secondo Giovanni Boccaccio, uno dei primi biografi di Dante, Beatrice era Bice, figlia del ricco banchiere fiorentino Folco Portinari, andata poi in sposa a Simone dei Bardi. L'identificazione è oggi largamente accettata, anche se poggia soprattutto sulla testimonianza di Boccaccio. Beatrice morì nel giugno del 1290, giovanissima. Nella Vita Nova, però, la sua vita reale resta quasi del tutto in ombra.
Ciò che conta, per Dante, è il significato. Il nome stesso, Beatrice, viene inteso come colei che dà beatitudine. Il numero nove, che ritorna con insistenza nelle date e negli eventi, viene interpretato come segno di un miracolo, perché la sua radice è il tre, numero della Trinità. La donna diventa così il segno visibile di una realtà più alta e invisibile.
Il libello: prosa e poesia
La Vita Nova raccoglie trentuno componimenti, tra sonetti, canzoni e una ballata, collegati da una prosa narrativa e da brevi commenti che ne spiegano la struttura. Dante racconta di aver finto di amare altre donne, le cosiddette donne dello schermo, per nascondere il vero oggetto del suo sentimento, e di aver perduto per questo il saluto di Beatrice, che era per lui la fonte di ogni beatitudine.
Da quella perdita nasce una svolta: il poeta decide di non chiedere più nulla, ma di trovare la propria felicità nella lode stessa della donna. È la poesia della loda, inaugurata dalla canzone «Donne ch'avete intelletto d'amore». Il sonetto «Tanto gentile e tanto onesta pare» descrive Beatrice che passa per la via e suscita negli altri un silenzio ammirato, come una creatura venuta dal cielo.
Lo Stil novo e il cuore gentile
Dante appartiene a un gruppo di poeti che nel Purgatorio, per bocca del lucchese Bonagiunta Orbicciani, vengono indicati come autori del dolce stil novo. Il bolognese Guido Guinizelli aveva affermato in una canzone celebre che l'amore si rifugia sempre nel cuore gentile, e che la nobiltà non dipende dalla nascita. Guido Cavalcanti, a cui la Vita Nova è dedicata come al primo amico, aveva invece descritto l'amore come una forza oscura e dolorosa.
La donna degli stilnovisti è spesso chiamata donna angelo: la sua apparizione nobilita chi la guarda e lo avvicina a Dio. Dante porta questa idea alle estreme conseguenze. Dopo la morte di Beatrice, e dopo un periodo di smarrimento in cui il poeta è attratto da una donna gentile, il libro si chiude con una mirabile visione e con il proposito di non dire più nulla di lei finché non potrà farlo degnamente.
Quella promessa sarà mantenuta nella Commedia. Nel trentesimo canto del Purgatorio Beatrice riappare a Dante sulla cima della montagna, prende il posto di Virgilio e lo guida attraverso il Paradiso. L'amore giovanile della Vita Nova diventa così il motore di un viaggio teologico che si conclude con la visione dell'«amor che move il sole e l'altre stelle».
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio