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Petrarca e Laura: il Canzoniere e l'invenzione del petrarchismo

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Petrarca e Laura: l'incontro ad Avignone nel 1327, l'enigma dell'identità, i Rerum vulgarium fragmenta, il Secretum e la fortuna europea del petrarchismo.

In una nota scritta sul foglio di guardia del suo Virgilio, oggi conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, Francesco Petrarca registrò due date: il 6 aprile 1327, giorno in cui vide Laura per la prima volta nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone, e il 6 aprile 1348, giorno in cui lei morì, durante la grande peste. Tra questi due anniversari si stende la storia del Canzoniere.

Chi era Laura

Petrarca non rivela mai l'identità della donna. Nel Settecento l'abate de Sade propose di riconoscerla in Laura de Noves, moglie di Ugo de Sade e antenata della sua famiglia, ma l'ipotesi non è provata. Già alcuni contemporanei sospettavano che Laura fosse una finzione poetica, e Petrarca dovette difendersi da questa insinuazione in una lettera all'amico Giacomo Colonna.

Il nome della donna è al centro di continui giochi verbali. Laura richiama il lauro, la pianta di Apollo e della gloria poetica, l'aura, il soffio del vento, e persino l'oro dei capelli. Nel sonetto «Erano i capei d'oro a l'aura sparsi» questi echi si intrecciano nel ricordo della prima apparizione. L'amore per la donna e il desiderio di fama poetica, coronato in Campidoglio nel 1341, finiscono per coincidere.

Il libro dei frammenti

Petrarca intitolò la raccolta in latino, Rerum vulgarium fragmenta, frammenti di cose in volgare, quasi a sminuire le poesie scritte in italiano rispetto alle opere latine su cui fondava la propria fama. In realtà vi lavorò per decenni, correggendo e ordinando i testi fino agli ultimi anni di vita. Il manoscritto Vaticano Latino 3195, in parte autografo, ne conserva la forma più avanzata.

La raccolta comprende 366 componimenti, in grande maggioranza sonetti, ma anche canzoni, sestine, ballate e madrigali. Si divide tradizionalmente in due parti, rime in vita e rime in morte di Laura. Il sonetto proemiale, «Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono», presenta l'intero libro come il racconto di un giovanile errore, di cui il poeta si vergogna e da cui chiede di essere compreso e perdonato.

Un amore diviso

L'amore per Laura è segnato da un conflitto continuo tra desiderio terreno e aspirazione religiosa. Petrarca lo analizzò anche nel Secretum, dialogo latino in cui sant'Agostino lo rimprovera di amare una creatura mortale più del Creatore. Nel Canzoniere questa lacerazione diventa una psicologia di contrasti, espressa da celebri antitesi come «Pace non trovo, et non ò da far guerra».

Il paesaggio della Provenza, e in particolare la valle di Valchiusa, dove il poeta si ritirava per studiare e scrivere, diventa uno specchio dell'anima. Nel sonetto «Solo et pensoso i più deserti campi» il poeta cerca luoghi solitari per sfuggire agli sguardi altrui, ma Amore lo segue ovunque e continua a parlargli. La natura è insieme rifugio e testimone della sua inquietudine.

Il Canzoniere è diventato il modello della lirica europea per oltre due secoli. Nel 1525 Pietro Bembo, nelle Prose della volgar lingua, propose Petrarca come esempio da imitare per la poesia in volgare, e il petrarchismo si diffuse in Francia, Spagna, Inghilterra e oltre. Il sonetto d'amore, con le sue antitesi e la donna irraggiungibile, porta ancora l'impronta della sua lezione.