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Boccaccio e il Decameron: cento novelle sull'amore e sui suoi volti

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

L'amore nel Decameron di Boccaccio: il proemio alle donne, la quarta giornata degli amori infelici, Federigo e il falcone, Nastagio e le altre novelle.

Nella primavera del 1348, mentre la peste devasta Firenze, sette giovani donne e tre giovani uomini si incontrano nella chiesa di Santa Maria Novella e decidono di ritirarsi in campagna. Per passare il tempo, ogni giorno ciascuno racconta una novella. Così Giovanni Boccaccio, nel Decameron composto probabilmente tra il 1349 e il 1353, costruisce una cornice che contiene cento storie, molte delle quali dedicate all'amore.

Un libro per le donne innamorate

Il proemio dichiara subito il destinatario. Boccaccio scrive per le donne innamorate, che a differenza degli uomini non possono distrarsi con la caccia, il commercio o i viaggi, e restano chiuse in casa con i loro pensieri. L'autore racconta di aver sofferto per amore e di essere stato consolato dai discorsi degli amici: ora vuole restituire quel conforto. Il proemio si apre con le parole «Umana cosa è aver compassione degli afflitti».

Il libro porta anche un sottotitolo significativo, Prencipe Galeotto, che richiama il verso del quinto canto dell'Inferno in cui Francesca accusa il romanzo di Lancillotto di averla condotta al peccato. Boccaccio, grande ammiratore e divulgatore di Dante, accetta consapevolmente il ruolo del libro che media tra i sentimenti dei lettori, ma ne fa uno strumento di piacere e di intelligenza.

La quarta giornata: amori infelici

Il re della quarta giornata, Filostrato, impone come tema gli amori che ebbero fine infelice. È la giornata più cupa del libro. Vi si legge la storia di Ghismonda, figlia di Tancredi principe di Salerno, che riceve dal padre in una coppa d'oro il cuore dell'amante ucciso e, dopo averlo bagnato di lacrime, si dà la morte; e quella di Lisabetta da Messina, che nasconde la testa dell'amato in un vaso di basilico.

In queste novelle l'amore si scontra con le gerarchie sociali, con l'autorità dei padri e dei fratelli, con l'interesse economico delle famiglie. Ghismonda difende davanti a Tancredi il diritto di amare un uomo di umile condizione, sostenendo che la nobiltà nasce dalla virtù e non dal sangue: una tesi che rivela quanto Boccaccio avesse assimilato la lezione degli stilnovisti.

La quinta giornata: lieto fine dopo le sventure

La giornata successiva, guidata da Fiammetta, racconta invece amori che giungono alla felicità dopo casi difficili. La novella più celebre è quella di Federigo degli Alberighi, nobile fiorentino che consuma tutti i suoi beni per una donna che non lo ricambia e, ridotto in povertà, le offre a pranzo l'unico bene rimasto, il suo falcone. Il gesto, scoperto troppo tardi, finisce per conquistare la donna.

Nella stessa giornata si trova la storia di Nastagio degli Onesti, ambientata nella pineta di Classe presso Ravenna, dove il giovane assiste alla caccia infernale di un cavaliere contro la donna che lo aveva respinto. Sandro Botticelli ne trasse nel 1483 una serie di quattro pannelli dipinti in occasione di un matrimonio, segno della vasta fortuna figurativa delle novelle.

Prima del Decameron, Boccaccio aveva dedicato all'amore opere come il Filostrato, sulla vicenda di Troiolo e Criseida, che ispirò Geoffrey Chaucer, e l'Elegia di madonna Fiammetta, il lamento di una donna abbandonata. Nel suo capolavoro, però, l'amore diventa una forza naturale che muove gli uomini in ogni direzione, tragica, comica o generosa, e che la letteratura può finalmente raccontare in prosa.