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Tristano e Isotta: la passione proibita del romanzo medievale

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Tristano e Isotta nella letteratura medievale: la trama, le versioni di Béroul, Thomas e Gottfried, il lai di Maria di Francia e la fortuna fino a Wagner.

Nessuna storia d'amore ha segnato il Medioevo europeo quanto quella di Tristano e Isotta. Il nucleo della leggenda ha probabilmente radici celtiche, ma le versioni letterarie più antiche che possediamo sono in francese e risalgono alla seconda metà del XII secolo. Da allora la vicenda del cavaliere che ama la moglie del proprio zio e re è stata riscritta in quasi tutte le lingue d'Europa.

La trama della leggenda

Tristano, nipote del re Marco di Cornovaglia, viene inviato in Irlanda a chiedere per lo zio la mano di Isotta la Bionda. Durante il viaggio di ritorno i due bevono per errore la bevanda incantata che la madre di Isotta aveva destinato agli sposi, affidandola all'ancella Brangania. Da quel momento sono legati da una passione irresistibile, che li costringe a ingannare il re e la corte.

Dopo inganni, fughe nella foresta e ritorni, Tristano viene esiliato e sposa in Bretagna un'altra donna, Isotta dalle Bianche Mani, senza riuscire a dimenticare la prima. Ferito a morte, manda a chiamare Isotta la Bionda: la nave dovrà issare una vela bianca se lei è a bordo, nera in caso contrario. La moglie gelosa mente sul colore, Tristano muore, e l'amata giunge troppo tardi per morire accanto a lui.

Béroul, Thomas e Gottfried

Le due redazioni francesi più antiche ci sono arrivate frammentarie. Quella di Béroul, in versi, è più vicina al gusto popolare e insiste sull'astuzia degli amanti e sulla crudeltà dei loro nemici; quella di Thomas, composta probabilmente in ambiente anglo-normanno, analizza invece i sentimenti con finezza psicologica e conserva lo splendido finale della vela. La datazione esatta di entrambe è discussa.

Intorno al 1210 il poeta tedesco Gottfried von Strassburg riprese Thomas in un grande poema rimasto incompiuto, che fa dell'amore dei due protagonisti una sorta di religione laica. Anche Maria di Francia dedicò un breve lai, il Caprifoglio, a un incontro segreto degli amanti, paragonati al nocciolo e al caprifoglio che muoiono se vengono separati. Nel XIII secolo nacque infine un vasto Tristano in prosa.

Un amore contro le regole

La storia mette in crisi i valori della società feudale. Tristano tradisce il suo signore e parente, Isotta il marito e re, eppure il racconto è dalla loro parte. La bevanda permette di presentare la passione come una forza esterna e fatale, di cui gli amanti non sono del tutto responsabili. Chrétien de Troyes, nel romanzo Cligès, polemizzò con questo modello costruendo una vicenda che molti critici leggono come un anti-Tristano.

Dante colloca Tristano nel secondo cerchio dell'Inferno, tra i lussuriosi, accanto a Paride, Elena, Cleopatra e ad altri amanti famosi travolti dalla passione. Il suo nome compare nel quinto canto poco prima dell'incontro con Francesca da Rimini, il cui racconto nasce, a sua volta, dalla lettura di un altro romanzo arturiano, quello di Lancillotto e Ginevra. Il poeta fiorentino conosceva bene questa letteratura, diffusissima in Italia.

Nel XIX secolo Richard Wagner trasformò la leggenda in un dramma musicale, rappresentato per la prima volta a Monaco di Baviera nel 1865, che ne esaltò il legame tra amore, notte e morte. Ma già nei frammenti medievali c'è tutto ciò che renderà celebre la storia: l'amore come destino, la clandestinità, il conflitto con la legge e un'unione che solo la morte rende definitiva.