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Il Simposio di Platone: sei discorsi per lodare Eros

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il Simposio di Platone: il banchetto in casa di Agatone, i discorsi di Fedro, Pausania, Erissimaco, il mito di Aristofane, Socrate e Alcibiade.

Nel Simposio, scritto con ogni probabilità tra il 385 e il 370 a.C., Platone immagina una serata ad Atene nella casa del poeta tragico Agatone, che festeggia la vittoria ottenuta in un concorso drammatico del 416 a.C. Gli invitati, ancora provati dalle bevute del giorno precedente, decidono di bere con moderazione e di pronunciare a turno un elogio di Eros, il dio dell'amore.

Una cornice di racconti

Il dialogo è costruito come una scatola di ricordi. Apollodoro racconta a un amico ciò che ha saputo da Aristodemo, un seguace di Socrate presente alla festa molti anni prima. Questa distanza narrativa dà al testo il tono di una memoria preziosa e un po' incerta, trasmessa con cura da chi ha sentito parlare di un evento ormai entrato nella leggenda della cerchia socratica.

Fedro, Pausania ed Erissimaco

Il primo a parlare è Fedro, che celebra Eros come il più antico degli dèi e come fonte di coraggio: un esercito di amanti, dice, sarebbe invincibile, perché nessuno vorrebbe mostrarsi vile davanti all'amato. Come esempi cita Alcesti, che morì al posto del marito, e Achille, che vendicò Patroclo. È un discorso che lega l'amore alla virtù civile e all'onore.

Pausania distingue due Afroditi, e quindi due Eros: quello Pandemo, popolare, che cerca il piacere dei corpi, e quello Urania, celeste, che mira alla formazione dell'anima. Il medico Erissimaco allarga ancora la prospettiva, descrivendo l'amore come principio di armonia che governa il corpo, la musica, le stagioni e il cosmo intero, in un elogio dal sapore quasi scientifico.

Il mito di Aristofane

Il discorso più famoso è quello del commediografo Aristofane, che aveva dovuto cedere il turno per un attacco di singhiozzo. Racconta che in origine gli esseri umani erano doppi, rotondi, con quattro braccia, quattro gambe e due volti, e si dividevano in tre generi: maschile, femminile e androgino. Erano così forti e superbi che Zeus decise di tagliarli a metà.

Da allora ogni metà cerca l'altra, e l'amore è il nome di questo desiderio di tornare interi. Il mito spiega con un'immagine comica e struggente l'esperienza di sentirsi incompleti senza la persona amata, e rende conto di tutte le forme di attrazione, comprese quelle tra persone dello stesso sesso. L'idea dell'anima gemella, nella cultura occidentale, deriva in larga parte da queste pagine.

Agatone, Socrate e Alcibiade

Il padrone di casa, Agatone, pronuncia un elogio elegantissimo e retorico di Eros come dio giovane, delicato e bellissimo. Socrate lo interroga e gli mostra che l'amore desidera ciò che non possiede, e quindi non può essere esso stesso bello. Poi riferisce gli insegnamenti ricevuti da una sacerdotessa di Mantinea, Diotima. Alla fine irrompe Alcibiade ubriaco, che tesse un elogio appassionato di Socrate, paragonandolo alle statuette dei sileni.

La varietà delle voci è il segreto del Simposio. Platone non presenta una sola definizione dell'amore, ma una gara di discorsi, ciascuno con il suo stile, dal mitico al medico, dal comico al filosofico. Per questo il dialogo è stato letto per secoli come un'opera letteraria oltre che filosofica, e ha offerto immagini decisive a poeti, pittori e trattatisti dell'amore.