English

Il melograno: semi d'amore tra Persefone, Era e il Cantico

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Dal mito di Persefone alla statua di Era ad Argo, dai versi del Cantico dei Cantici a Botticelli: il melograno come simbolo di amore e fecondità.

Il melograno colpisce per la sua struttura: sotto una buccia dura e coriacea si nascondono centinaia di semi rossi e lucenti, stretti gli uni agli altri. Non sorprende che le culture del Mediterraneo e del Vicino Oriente ne abbiano fatto un simbolo di fecondità, di abbondanza e di unione. Nel corso dei secoli il frutto ha accompagnato miti di nozze e di separazione, culti di dee, poesie d'amore e opere d'arte sacra.

Il frutto di Persefone

Il mito più noto legato al melograno è quello di Persefone, raccontato nell'Inno omerico a Demetra. Ade rapisce la giovane figlia della dea e la porta nell'oltretomba per farne la propria sposa. Quando Zeus ordina che Persefone torni dalla madre, Ade le fa mangiare un seme di melograno. Chi ha gustato il cibo dei morti non può lasciare per sempre il loro regno: per questo la fanciulla dovrà trascorrere ogni anno una parte del tempo accanto al marito.

Il racconto spiega il ciclo delle stagioni, perché durante l'assenza della figlia Demetra lascia la terra sterile. Ma il melograno vi assume anche un valore nuziale: il seme mangiato sigilla un legame matrimoniale che non si può più sciogliere. In questa doppia veste, di vincolo amoroso e di confine tra la vita e la morte, il frutto ha attraversato tutta la tradizione classica.

Il melograno di Era

Il melograno era legato anche a Era, dea del matrimonio. Pausania, nella sua Periegesi della Grecia, descrive la grande statua d'oro e d'avorio della dea nel santuario di Argo, opera di Policleto: Era teneva in una mano uno scettro sormontato da un cuculo e nell'altra un melograno. Pausania aggiunge che il racconto legato al frutto era riservato e che non lo avrebbe riferito, segno del suo carattere misterico.

In area cipriota e levantina il melograno era associato anche alle divinità dell'amore e della fecondità, e i suoi semi numerosi lo rendevano un augurio naturale per gli sposi. In molte zone del Mediterraneo, ancora in età moderna, il frutto compariva nei riti popolari delle nozze come segno di prosperità e di figli. In alcune tradizioni si usava aprire o rompere un melograno in occasione del matrimonio, e il numero dei semi sparsi era interpretato come presagio dell'abbondanza futura della casa.

Dal Cantico dei Cantici a Botticelli

Nella Bibbia il melograno compare più volte. Nel Cantico dei Cantici lo sposo paragona le tempie dell'amata a uno spicchio di melagrana e descrive il suo corpo come un giardino di melagrane. Melagrane d'oro ornavano inoltre l'orlo della veste del sommo sacerdote e i capitelli del tempio di Salomone, secondo il racconto biblico. Il frutto divenne così simbolo di bellezza, di abbondanza e di benedizione.

L'arte cristiana trasformò il melograno in un'immagine della Chiesa, che riunisce molti fedeli in un solo corpo, e della resurrezione. Sandro Botticelli, nella Madonna della Melagrana degli Uffizi, dipinta intorno al 1487, mette il frutto aperto nelle mani della Vergine e del Bambino. Anche la città spagnola di Granada porta il melograno nel proprio stemma, e il nome stesso richiama quello del frutto.

Dai semi mangiati da Persefone alla mano di Era, fino alle melagrane dipinte nel Rinascimento, il frutto ha unito l'idea dell'amore a quella della fecondità e del legame indissolubile. I suoi semi stretti sotto un'unica buccia restano una delle immagini più eloquenti dell'unione: molti elementi distinti che vivono insieme, protetti dallo stesso involucro, come i membri di una famiglia.