Lancio del riso sugli sposi: dalle noci romane ai petali
Le noci gettate nelle nozze romane citate da Catullo e Virgilio, il farro della confarreatio e il riso dell'età moderna: storia di un augurio di fecondità.
All'uscita dalla chiesa o dal municipio, gli sposi vengono accolti da una pioggia di riso, petali o coriandoli. Il gesto è festoso e sembra spontaneo, ma appartiene a una famiglia di usanze molto antiche, tutte legate allo stesso augurio: che la nuova coppia sia feconda e prospera. Nel corso dei secoli è cambiato soprattutto ciò che si lancia, mentre il significato è rimasto sorprendentemente stabile.
Le noci delle nozze romane
Nel matrimonio romano, durante il corteo che accompagnava la sposa alla casa del marito, lo sposo gettava noci ai ragazzi che seguivano la processione. Catullo, nel carme 61 dedicato alle nozze di Manlio Torquato, esorta: «da nuces pueris», dai le noci ai fanciulli. Virgilio, nell'ottava ecloga, scrive «sparge, marite, nuces», spargi le noci, o marito. Le due citazioni mostrano quanto il gesto fosse familiare ai lettori antichi.
I commentatori antichi proponevano varie spiegazioni. Le noci erano giochi d'infanzia, e gettarle poteva significare che lo sposo abbandonava i passatempi giovanili per entrare nell'età adulta. Altri vi vedevano un augurio di abbondanza o un modo per coprire, con il rumore, le voci della sposa. Qualunque fosse l'origine, il lancio rendeva visibile e collettivo il passaggio a una nuova condizione.
Il grano, il farro e i cereali
Accanto alle noci, i cereali avevano un ruolo centrale. La forma più solenne di matrimonio romano, la confarreatio, prendeva il nome dal farro, il far, perché comprendeva l'offerta di una focaccia di questo cereale a Giove. Il pane condiviso univa simbolicamente gli sposi, e il cereale, seme che si moltiplica, era il segno naturale della fertilità. In molte campagne europee si conservò a lungo l'uso di gettare chicchi di grano sulla coppia.
Il riso, cereale per eccellenza dell'Asia, aveva da secoli valore di prosperità e abbondanza in India, Cina e Giappone. In Europa divenne protagonista soprattutto tra Otto e Novecento, quando era ormai un alimento comune ed economico. Nell'Inghilterra vittoriana, accanto al riso, si usava anche gettare vecchie scarpe dietro la carrozza degli sposi, come portafortuna.
Coriandoli, petali e una diceria moderna
In Italia, oltre al riso, si gettano talvolta petali di rosa o confetti, e in passato era comune lanciare anche monete, augurio esplicito di ricchezza. In alcune zone del Mezzogiorno il lancio avveniva anche dai balconi, quando il corteo attraversava il paese. Ogni variante conserva la stessa logica: offrire alla coppia, in forma simbolica, l'abbondanza che si spera accompagnerà la nuova famiglia.
Negli ultimi decenni molte chiese e comuni hanno vietato il riso per ragioni di pulizia e sicurezza, preferendo petali o bolle di sapone. Si è diffusa anche la diceria secondo cui il riso crudo farebbe scoppiare lo stomaco degli uccelli che lo mangiano: è una leggenda moderna, smentita dagli ornitologi, ma ha contribuito al cambiamento dell'usanza.
Dalle noci di Catullo ai petali contemporanei, il lancio sugli sposi racconta il desiderio di partecipare alla loro gioia con un gesto concreto. Gli invitati non si limitano a guardare: consegnano alla coppia un augurio fisico, una pioggia di semi o di fiori che, per un istante, trasforma la strada in un campo fertile.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio