Alberi degli amanti: gelso, quercia, tiglio e rovo nelle leggende
Il gelso di Piramo e Tisbe, la quercia e il tiglio di Filemone e Bauci, i rami intrecciati sulle tombe di Tristano e Isotta: gli alberi dell'amore.
In molte tradizioni l'amore che sopravvive alla morte prende la forma di una pianta. Alberi che cambiano colore per il sangue degli amanti, coniugi trasformati in tronchi vicini, rami che crescono da due tombe fino a intrecciarsi: sono immagini ricorrenti nella letteratura antica e medievale, e non solo in quella europea. Attraverso queste piante il mito offre agli innamorati una forma di eternità vegetale, visibile e radicata nella terra.
Il gelso di Piramo e Tisbe
Nel quarto libro delle Metamorfosi Ovidio racconta la storia di Piramo e Tisbe, due giovani di Babilonia che si amano nonostante il divieto delle famiglie e comunicano attraverso una fessura nel muro che separa le loro case. Decidono di fuggire e si danno appuntamento sotto un gelso dai frutti bianchi, presso la tomba di Nino. Tisbe arriva per prima, ma fugge alla vista di una leonessa e perde il velo.
Piramo trova il velo macchiato di sangue, crede l'amata morta e si trafigge con la spada; Tisbe, tornata, si uccide accanto a lui. Il sangue di Piramo bagna le radici del gelso, i cui frutti da allora diventano scuri. Il racconto spiega così il colore delle more di gelso e lega per sempre la pianta all'amore tragico. Shakespeare ne fece una parodia nel Sogno di una notte di mezza estate.
Filemone e Bauci
Nell'ottavo libro delle Metamorfosi Ovidio narra invece una storia di amore coniugale sereno. Giove e Mercurio, travestiti da viandanti, chiedono ospitalità in Frigia e vengono respinti da tutti, tranne che da due anziani poveri, Filemone e Bauci. Per ricompensarli, gli dèi trasformano la loro capanna in un tempio e chiedono loro di esprimere un desiderio. I due domandano di custodire il santuario e di morire nello stesso momento, per non dover piangere l'uno la morte dell'altro.
Giunti alla fine della vita, Filemone e Bauci si vedono coprire di foglie e si salutano mentre la corteccia li avvolge: lui diventa una quercia, lei un tiglio, uno accanto all'altra. È uno dei racconti più delicati della poesia latina, in cui l'amore fedele di una vita intera viene premiato con una vicinanza che non finisce.
Rami sulle tombe: Tristano e oltre
Nelle leggende medievali di Tristano e Isotta compare un motivo simile. In alcune versioni, come quella del poeta tedesco Eilhart von Oberg, dalla tomba di Isotta cresce una rosa e da quella di Tristano una vite, che si intrecciano fino a non poter più essere separate. In altre tradizioni è un rovo che passa da una tomba all'altra e ricresce ogni volta che viene tagliato. Il motivo ricorre anche in molte ballate popolari europee.
Un'immagine analoga si trova in Cina, nella raccolta di racconti del IV secolo attribuita a Gan Bao. Vi si narra di Han Ping e della moglie, separati da un sovrano crudele e morti per la loro fedeltà: dalle loro tombe nascono due alberi i cui rami e le cui radici si congiungono, e sui quali si posano due uccelli che cantano insieme.
Dal gelso tinto di rosso alla quercia e al tiglio di Frigia, dai rami intrecciati sulle tombe medievali agli alberi cinesi, queste leggende esprimono la stessa speranza: che l'amore autentico trovi un modo per continuare oltre la vita. La natura, nel mito, diventa custode e testimone dei sentimenti umani, e ogni albero raccontato conserva la memoria di una coppia.
Amore e MitoUn sito dello Studio Esoterico Cornelio