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La mela d'oro: frutto di contesa, seduzione e desiderio

Studio Esoterico Cornelio · 3 min di lettura

Il pomo della discordia e il giudizio di Paride, le mele di Atalanta, il lancio della mela nella Grecia antica e il frutto di Eva: la mela e l'amore.

Nella mitologia greca la mela compare nei momenti in cui l'amore si intreccia alla rivalità, all'inganno e al destino. È il premio della bellezza che scatena la guerra di Troia, l'esca che permette a un giovane di conquistare la sposa, il dono con cui si dichiarava un sentimento. Più tardi, nella tradizione cristiana occidentale, finì per identificarsi con il frutto proibito dell'Eden, aggiungendo al simbolo il tema della tentazione.

Il pomo della discordia

Secondo il mito, alle nozze di Peleo e Teti furono invitati tutti gli dèi tranne Eris, la Discordia. Offesa, la dea gettò tra gli invitati una mela d'oro con la scritta «alla più bella». Era, Atena e Afrodite se la contesero, e Zeus affidò la scelta al giovane Paride, principe troiano. Ognuna gli promise un dono: Afrodite gli offrì l'amore della donna più bella del mondo, Elena, e ottenne la mela.

Il giudizio di Paride ebbe conseguenze immense. Elena era già sposa di Menelao, re di Sparta, e il suo rapimento provocò la guerra di Troia. La scena del giudizio divenne uno dei soggetti preferiti dell'arte europea, dai vasi greci ai dipinti di Rubens e di Lucas Cranach, che la ripresero più volte mettendo in risalto la mela nelle mani del giovane pastore.

Atalanta e Ippomene

Un'altra storia celebre è raccontata da Ovidio nel decimo libro delle Metamorfosi. Atalanta, velocissima nella corsa, accettava di sposare soltanto chi l'avesse battuta in gara, mentre gli sconfitti venivano messi a morte. Il giovane Ippomene chiese aiuto a Venere, che gli donò tre mele d'oro colte nel suo giardino di Tamaso, a Cipro. Durante la corsa Ippomene le lasciò cadere una dopo l'altra, e Atalanta si fermò a raccoglierle, perdendo la gara.

I due si sposarono, ma Ippomene dimenticò di ringraziare Venere. Secondo il racconto ovidiano, la coppia profanò poi un santuario e fu trasformata in una coppia di leoni destinati a trainare il carro della dea Cibele. Il mito mostra il doppio volto della mela: strumento di seduzione e di unione, ma anche promessa che chiede gratitudine.

Lanciare una mela

Nella Grecia antica lanciare una mela a una persona poteva essere una dichiarazione d'amore, e afferrarla significava accettarla. Ne restano tracce in Aristofane e nei poeti bucolici come Teocrito. Un epigramma dell'Antologia Palatina, tradizionalmente attribuito a Platone, si apre proprio con questo gesto: «Ti getto la mela», dice il poeta, chiedendo all'amata di prenderla se ricambia il suo sentimento.

Eva e il gioco di parole latino

La Genesi non dice quale fosse il frutto dell'albero della conoscenza. L'identificazione con la mela si affermò nell'Occidente latino, favorita forse dalla somiglianza tra malum, mela, e malum, male. Nell'incisione di Adamo ed Eva di Albrecht Dürer, del 1504, Eva tiene il frutto con naturalezza, e da allora la mela divenne anche il frutto della tentazione e del desiderio proibito.

Dalla mela d'oro di Eris a quelle lasciate cadere da Ippomene, dall'epigramma greco al frutto dell'Eden, la mela ha unito nel tempo amore, bellezza e conseguenze impreviste. È un simbolo ambivalente, che ricorda come la seduzione possa portare tanto a nozze felici quanto a contese rovinose. Non a caso il frutto d'oro è rimasto, fino a oggi, l'immagine di un premio ambito e pericoloso.